4 anni fa
Mauritania: quali opportunità di investimento?
La Mauritania è un paese situato nel nord-ovest dell'Africa che, storicamente, è stato relativamente aperto agli investimenti diretti esteri, in particolare nei settori della pesca, minerario e degli idrocarburi. Nel mese di giugno 2012, al fine di incoraggiare ulteriormente gli investimenti, il governo mauritano ha aggiornato il “Codice degli investimenti” per migliorare la sicurezza degli investimenti e facilitare le procedure amministrative. Codice che prevede il libero rimpatrio di capitali esteri e dei salari per i lavoratori stranieri sebbene, nonostante la open policy, per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri di alcuni settori, tra i quali la pesca e la sicurezza, alcune posizioni nei settori chiave siano riservate ai cittadini mauritani. Sul fronte politico si continua a percepire una certa tensione, nonostante la rielezione del Capo dello Stato, Mohamed Ould Abdel Aziz nel 2014. Nel complesso, il Paese rimane relativamente ai margini dei flussi di investimento esteri, nonostante stia puntando sulla promozione della sua strategica posizione geografica per attrarre nuovi investitori. Nel mese di febbraio 2016, la Banca Mondiale ha concesso 10 milioni di dollari in aiuti per il sostegno allo sviluppo del Progetto Nouadhibou implementato al fine di attirare investitori stranieri. L'investimento diretto all'estero (IDE) – foreign direct investment (FDI) – funzionale alla internazionalizzazione delle imprese in Mauritania si è stabilizzato, nel 2014, su un totale superiore a 1 miliardo di dollari. La maggior parte degli investimenti ha coinvolto i settori di esplorazione e di sfruttamento di petrolio, estrazione di minerali (ferro e oro), telecomunicazioni (con l'acquisizione di licenze di telefonia mobile) e il settore delle costruzioni. Nel 2015, diversi progetti di investimento sono stati rinviati in quanto i prezzi bassi delle materie prime hanno scoraggiato gli investitori stranieri. La Cina – partner commerciale tradizionale insieme ad alcuni paesi europei (in particolare Ungheria e Francia) – ha dimostrato di essere sempre più interessata ad investire in Mauritania; interesse confermato dai progetti di investimento nel Paese (infrastrutture e telecomunicazioni). La Mauritania ha guadagnato otto posizioni nella classifica Doing Business 2016 della Banca Mondiale, che valuta il clima commerciale dei paesi; tuttavia, il Paese rimane al 168° posto su 189 paesi. Country Comparison For the Protection of Investors MauritaniaSub-Saharan AfricaUnited StatesGermanyIndex of Transaction Transparency5.05.07.05.0Index of Manager’s Responsibility3.04.09.05.0Index of Shareholders’ Power5.09.05.0Index of Investor Protection3.74.58.35.0 fonte: Doing Business - 2016 Foreign Direct Investment201320142015FDI Inward Flow (million USD)1,126500495FDI Stock (million USD)5,4755,9756,470Number of Greenfield Investments***150FDI Inwards (in % of GFCF****)46.521.828.8FDI Stock (in % of GDP)98.0112.7136.2 Sistema legale, tribunali specializzati, indipendenza giudiziaria, sentenze dei tribunali esteri Il sistema giudiziario della Mauritania unisce tradizioni giuridiche francesi e islamiche (rito malikita). La Costituzione garantisce in linea teorica l'indipendenza della magistratura (articolo 89), e una legge organica protegge anche i giudici da influenze indebite. Il sistema di legge mauritano è codificato, i codici civile e commerciale sono strutturati per proteggere i contratti, anche se le sentenze esecutive e di risoluzione delle controversie possono presentare difficoltà. Il sistema giudiziario rimane debole, e imprevedibile. Esistono tribunali commerciali specializzati ma non c'è nessun circuito giudiziario distinto che sia specializzato in diritti di proprietà intellettuale. La maggior parte dei giudici non ha capacità ed esperienza in diritto commerciale e finanziario poiché la formazione prevede solo il sistema giuridico della Shari'a; pochi i giudici che abbiano familiarità con il sistema di diritto civile francese: una mancanza di standardizzazione delle conoscenze giuridiche che riduce l'efficacia nell'esecuzione. Inoltre, il sistema giudiziario è noto per la corruzione da parte di figure politiche e commerciali e per essere sottoposto all’indebita influenza delle appartenenze tribali. Molte leggi e decreti relativi ai settori commerciali e finanziari non sono facilmente disponibili e quindi non conosciute dagli stessi giudici; parimenti, l'accesso alle leggi e ai testi legali pubblicati può essere impegnativo. Altre leggi, in particolare alcune che disciplinano il settore finanziario, non sono aggiornate mentre la maggior parte dei giudizi non vengono conclusi entro i termini prescritti e le registrazioni non sono sempre ben tenute. Infine, le sentenze di tribunali stranieri non vengono sempre applicate in maniera coerente. Perché investire in Mauritania? I principali punti di forza del Paese sono: la posizione geografica all'incrocio tra Maghreb e Africa nera;un mercato del petrolio in piena espansione;la creazione di politiche di privatizzazione e liberalizzazione del commercio con la collaborazione del Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund);il FDI è diventato più agevole e vi è parità di trattamento tra investitori stranieri e nazionali Quali i punti deboli? I principali punti deboli della Mauritania sono: - instabilità politica, come dimostrato dall’ultimo colpo di Stato dell’agosto 2009; - problemi di sicurezza con l’espansione di gruppi di opposizione armata affiliati ad al-Qa’ida; - infrastrutture inadeguate che ostacolano lo sviluppo economico del Paese; - popolazione molto giovane (oltre il 64% della popolazione è sotto i 25 anni) priva di un adeguato livello di qualificazione per le posizioni manageriali; - crescente fenomeno di desertificazione; - alto livello di povertà (il 40% della popolazione); - corruzione, che colpisce tutti i settori dell'economia. Quali le misure del governo per motivare o limitare l'investimento diretto dall'estero (IDE – FDI)? Il governo ha istituito un sistema strutturato su un unico ufficio al fine di agevolare le pratiche amministrative degli investitori stranieri; la velocizzazione delle pratiche burocratiche è stata ottenuta attraverso l’introduzione delle procedure online per ottenere permessi, avviare procedure amministrative, creare imprese e rilasciare permessi di lavoro per la manodopera straniera. Il governo ha inoltre rivisto il codice per gli investimenti, al fine di rendere più attraente la Mauritania per gli investimenti stranieri, che consente il rimpatrio gratuito di capitali esteri e degli stipendi dei lavoratori stranieri. Inoltre, sono stati istituiti punti duty-free e incentivi per aumentare le esportazioni. Le aziende che beneficiano di questo regime non sono soggette ad alcun obbligo fiscale o doganale. Infine, è stata rivista la leggi sull’Oil Code al fine di agevolare gli investimenti stranieri in questo settore. Procedure relative agli investimenti esteri La libertà di stabilimento La libertà di stabilimento è garantita dalla normativa della Mauritania. Privatizzazioni e liberalizzazione del mercato hanno permesso l'uguaglianza tra società da ristrutturare, così come un equo accesso al mercato e al credito.Acquisizione di Holding Gli investitori stranieri possono ottenere la quota di maggioranza in una società locale. Il codice per gli investimenti non prevede restrizioni in base all'origine degli investimenti per quanto riguarda l'accesso al capitale sociale della Mauritania.Obbligo di dichiarazione Nessun obbligo di dichiarazione.Organizzazione competente per la dichiarazione La Corte dei Conti della MauritaniaLe richieste di autorizzazioni specifiche È possibile investire in tutti i settori. Tuttavia, nei settori minerario, petrolifero, telecomunicazioni, assicurativo, bancario, è necessario ottenere specifiche autorizzazioni fornite dai ministeri competenti. Parimenti, nel settore della pesca agli investitori stranieri non è consentito detenere più del 49% delle azioni della società. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Temporary Export Manager: il progetto e l’approccio olistico
Il bilanciamento interno (check-up aziendale con valutazione della propensione alla internazionalizzazione) è necessario per definire la situazione di partenza as is. I passaggi successivi consistono nella pianificazione del progetto e nella realizzazione dell'intervento (selezione dei mercati, attività e budget). La fase di planning sarà adattata al know-how dell'azienda e definirà di conseguenza obiettivi sfidanti ma realistici (to be). Temporary Export Manager: la fase di execution L'approccio è olistico ed impatta su tutta la catena del valore e sulle funzioni aziendali: la strategia e la comunicazione devono essere distintive per posizionamento e adattate ai mercati (approccio glocal)la Supply Chain ha il compito di offrire in tempi rapidi prodotti/servizi ad hoc per le esigenze dei clienti e la specificità dei mercatiil marketing pianifica azioni mirate per creare visibilità in funzione dei target (BtoB e BtoC) (sito, approccio social, posizionamento) e per conoscere i mercati (ricerche di mercato, acid tests)l'organizzazione e l'amministrazione di vendita gestiscono la logistica e i pagamenti, selezionano, gestiscono e motivano canale e/o trade con cui realizza e monitorano i piani di mercatoil controllo di gestione supervisiona la capacità finanziaria ed economica e indirizza la politica di pricingla funzione personale presiede il diversity management, stimola la formazione, incentiva le risorse e ne pianifica il fabbisognola funzione legale presiede alla definizione e monitoraggio dei contratti internazionali Il Temporary Export Manager è una figura professionale autonoma slegata da logiche organizzative e indipendente rispetto alle direttive cui è normalmente assoggettato il dipendente. L'imprenditore che si affida al Temporary Export Manager ottiene vantaggi concreti di cui beneficia l'intera organizzazione: maggior orientamento ai risultati e velocità di realizzazione per le svariate esperienze aziendali maturate (in PMI e grandi aziende) con  l'utilizzo di strumenti e metodi già collaudativisione d'insieme ad ampio raggio e trasversalità di competenze (capacità di immedesimarsi in contesti diversi) conferiscono agilità e flessibilità nel problem solvinggestione equilibrata e ferma del cambiamento con una presenza costante in azienda Grazie al lavoro di un Temporary Export Manager orientato naturalmente al mercato e ai clienti, capace di ascoltare e modificare il marketing mix, libero da vincoli organizzativi, l'imprenditore tocca con mano il beneficio di un intervento che nel tempo si paga da solo, trasformando un costo fisso in variabile legato ai risultati.
4 anni fa
Investire in Marocco. Sì, a cominciare dall’olio di oliva.
Il regno del Marocco, collocato nell’area più occidentale del Maghreb, è considerato un’area in pieno sviluppo è può essere considerato un paese di interesse medio/elevato su cui investire ed operare. Quali i servizi principali? Edilizia civile e privata e servizi sono i principali settori in cui gli investitori internazionali sono al momento maggiormente impegnati . Così come l’industria e il settore agricolo, il cui sviluppo è sostenuto da favorevoli condizioni infrastrutturali, che presentano interessanti opportunità e margini d’intervento; in particolare il secondo, l’agricoltura, riveste un ruolo di primo piano nell’economia del Marocco anche grazie al "Plan Maroc Vert", piano di finanziamenti a fondo perduto varato a fine 2009 con fondi della Banca Mondiale e nazionali. Ed è nell’agricoltura, in particolare nella produzione di olio di oliva che è opportuno guardare. Perché? Due le ragioni principali: la crescente richiesta di olio di oliva a livello mondiale.gli importanti e crescenti investimenti messi in atto dal governo marocchino. Il Marocco è il sesto più grande produttore di olio di oliva Dopo Spagna, Tunisia, Siria, Turchia e Grecia. Attraverso lo sviluppo della propria rete economica, commerciale e dei trasporti a livello internazionale, il Marocco è oggi in una condizione favorevole per venire incontro alle richieste del mercato globale di olio. Il principale mercato di esportazione dell’olio marocchino è quello europeo, in particolare i paesi mediterranei rivieraschi Spagna, Italia e Portogallo, con un prodotto importato di tipo “olio vergine sfuso”, successivamente ri-confezionato in bottiglie ed etichettato con marchi nazionali. Un’ulteriore settore di mercato dell’olio marocchino è rappresentato da un prodotto extra-vergine di gamma “top-line” e destinato, in quantità limitata, a nicchie di mercato europee. Oltre all’Europa, il Marocco ha in essere dal 2006 un rapporto privilegiato (Accordo di libero scambio) con gli Stati Uniti d’America che consente l’importazione “duty-free” di olio marocchino nel mercato statunitense; una condizione privilegiata che ha consentito, nel complesso, un aumento del valore delle esportazioni. Sette le ragioni per investire nell’industria olearia marocchina Vediamole in sintesi: la produzione di olio di oliva è valutato possa triplicarsi entro il 2020;la domanda globale di olio di oliva è in crescita;presenza di generosi incentivi governativi per gli investimenti;prossimità geografica al mercato globale;costi di produzione competitivi;forti investimenti pubblici nel settore oleario;alta qualità del prodotto. Settore della trasformazione dell’olio di oliva: quali le opportunità di business? Gli investitori nazionali ed esteri hanno la possibilità di approfittare di due principali opportunità di business. Il primo è di aumentare la quantità di elaborati di olio d'oliva di qualità per l'esportazione, attraverso la ricerca e l’acquisto di prodotto grezzo da olivicoltori che partecipano a attività di formazione “Progetto di Produttività per gli alberi da frutta” (Fruit Tree Productivity Project). Il secondo è fornire in affitto alle associazioni di agricoltori che partecipano al “Fruit Tree Productivity Project” moderne unità di lavorazione e stoccaggio di olio di oliva, così da prevenire critiche dell’opinione pubblica sulla qualità del prodotto marocchino. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Brexit e internazionalizzazione: scenari futuri
Certamente l' “evento Brexit ”, inatteso dalla comunità internazionale, di natura frammentata e complessa all'interno della geografia del Regno Unito, avrà un effetto rilevante sull'economia mondiale e,  in particolare, sui paesi culturalmente vicini al Regno Unito come l'Italia. Sugli scenari futuri post impatto si interrogano tutti: sono state fatte le più svariate previsioni e interpretazioni. Concretamente sono stati analizzati gli attuali modelli vigenti in altri contesti per normare e regolare gli accordi economici tra Regno Unito e Unione Europea o singoli stati membri post Brexit. Brexit e internazionalizzazione: scenari futuri Il modello norvegese prevede il pagamento di un fee pro capite per accedere al mercato dell'Unione Europea previa osservazione delle regole comunitarie in materia. La Svizzera contempla un mix di accordi bilaterali per aree di business (settore bancario escluso) con un fee ridotto in cambio della parziale messa in atto delle regole comunitarie. La Turchia, che non fa parte dell'Associazione europea di libero scambio, ha un accordo doganale per l'esenzione di tariffe import-export UE (settore agricolo escluso). L'opzione canadese (CETA) di futura applicazione consentirà accesso privilegiato al mercato comunitario con l'esclusione di alcuni settori (i cosiddetti “alimentari sensibili”): i canadesi dovranno dimostrare il “made in Canada” (costi addizionali) per evitare l'effetto importazioni parallele. L'approccio di Singapore e Hong Kong si basa su un accordo unilaterale senza tariffe all'import-export in UE. Gli svariati modelli descritti con implicazioni ed impatti diversi su importazioni ed esportazioni dovranno essere studiati e adattati in relazione al complesso rapporto di commercio tra Regno Unito e singoli paesi UE. È doveroso rimarcare quali sono i fattori comuni alla dinamica di business in gioco: un contesto di mercato competitivo affollato da player agguerriti, il rapido mutamento dei trend e dei modelli di business, il ridotto ciclo di vita di un vantaggio competitivo “stabile”. Brexit aggiunge incertezza al contesto economico, ma lo scenario inesplorato che ne deriverà  potrebbe, se gestito adeguatamente, originare potenziali opportunità. Infatti, per ciò che riguarda l' internazionalizzazione, il mercato anglosassone ha una valenza strategica di tutto rispetto per l'Italia sul versante degli investimenti diretti e dei rapporti commerciali con una presenza radicata, qualificata e riconosciuta. Il Regno Unito è il quarto mercato di esportazione per l'Italia con prospettive di crescita medie del 5% nel triennio 2017-2019 a fronte di una previsione di crescita del 1,8% del PIL britannico. Sicuramente uno scenario allettante per concretizzare il quale, con l'avvento Brexit, è ragionevole pensare che si attiveranno opportuni adattamenti ed accordi win-win. L'imprenditore dovrà sapersi attrezzare adeguatamente nel medio termine per raccogliere questa sfida. Sarà quindi vincente, per le aziende italiane che vorranno svilupparsi in futuro nei mercati anglosassoni, avvalersi delle competenze di partner esperti di internazionalizzazione per un adeguato accompagnamento all'ingresso o allo sviluppo e gestione del business. Sarà strategico monitorare il mercato, i trend e gli eventi indotti dalla Brexit ed interpretarli in un modello di business che accolga, integri e recepisca le istanze legali, contrattuali, gli impatti fiscali e di governante, e armonizzi allo stesso tempo l'impatto culturale.
4 anni fa
Focus Tunisia: opportunità di investimento
BRIEF GLOBAL MARKET ANALYSIS 4/2016 Focus Tunisia: opportunità di investimento Investire in Tunisia è vantaggioso, nonostante l’instabilità interna e la minaccia del terrorismo. La Tunisia è un paese a rischio di destabilizzazione a causa della crisi libica e delle potenziali ripercussioni sociali ed economiche che potrebbero derivarne sul fronte interno, in particolare le aree periferiche e a sud del paese. Per contro è, al tempo stesso, un paese delle significative potenzialità e opportunità per quanto riguarda gli investimenti imprenditoriali esteri. Export In particolare, la Tunisia è oggi un grande produttore ed esportatore di prodotti alimentari: il primo esportatore al mondo di datteri (non tutti di produzione locale), il primo di olio di oliva, il secondo di prodotti biologici in Africa (265mila tonnellate), il decimo di pomodoro. Nel complesso parliamo di oltre 3 milioni di tonnellate di prodotti agricoli a cui vanno ad aggiungersi le 125mila tonnellate di pesce. Quello agro-alimentare è un settore che comprende 1.064 imprese (il 18,5% del totale) e impegna oltre 71 mila lavoratori e 100 paesi importatori principali (Italia, Francia, Spagna e Libia) e secondari (Usa, Canada, Russia, Giappone, paesi del Medio-Oriente e dell’Africa sub-sahariana). Risorse umane specializzate Inoltre, è il paese con la più alta percentuale di laureati tra i paesi del nord-Africa; in particolare nei settori agricolo, forestale, ittico e veterinario. Competitività del costo del lavoro Il settore agro-alimentare impiega il 25 percento degli ingegneri nazionali; e i salari medi sono relativamente bassi in apporto a quelli degli altri paesi del nord-Africa. Sinergia tra ricerca e impresa L’industria alimentare è nota per le sue capacità di ricerca e innovazione e vi è una crescente sinergia tra i centri di ricerca e le imprese operanti in Tunisia che ha portato alla creazione di 64 laboratori e 270 unità specializzate in scienze della vita e biotecnologia. Si citano, ad esempio, le applicazioni bio-tecnologiche sviluppate dai gruppi “Danone” e “Poulina”. Rispetto degli standard La Tunisia ha inoltre adottato, sin dal 2001, gli standard internazionali a livello di sistemi gestione della sicurezza alimentare sviluppati da ISO, il riferimento di certificazione internazionale ISO 22000. Una crescente diffusione degli standard che è finalizzata a garantire i requisiti di gestione per la sicurezza alimentare necessari all’esportazione, in particolare, nei paesi comunitari. Un quadro certamente positivo che però è soggetto a turbative di carattere sociale, legate in particolare alla crisi del settore turistico in conseguenza degli attacchi terroristici e delle difficoltà del governo di garantire la sicurezza delle aree periferiche e di confine. E della necessità di sostenere la Tunisia in questo particolare momento se ne è resa conto l’Unione Europea, con l’Italia in prima linea. Questo perché, in caso di crisi sociale aperta, le conseguenze si riverserebbero non solo sui paesi del Nord-Africa, ma anche sul vecchio continente. E a farne le spese maggiori sarebbe l’Italia, le cui coste sono a pochi chilometri da quelle tunisine. 500 milioni di euro per la Tunisia In tale dinamica di aiuti a favore della Tunisia rientra la decisione del Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea (Coreper) di concedere un prestito di 500 milioni di Euro in assistenza macrofinanziaria, al fine di garantire la stabilizzazione economica del paese attraverso un programma di riforme sostanziali. Un sostegno, quello europeo, condiviso con il Fondo monetario internazionale. Italia: partner privilegiato L'Italia è il secondo partner economico della Tunisia. Una presenza attiva rappresentata da grandi gruppi quali Ansaldo, Piaggio ed Eni, attivi nei settori energetico, infrastrutturale, manifatturiero e di import-export. Una partnership che contribuisce al totale delle 1.700 PMI italiane, a partecipazione diretta o mista, e che coinvolge direttamente Confindustria, Ice e Abi. Un impegno in essere, forte di oltre 120 mila transazioni commerciali l’anno. Un rapporto dinamico che contribuisce a dinamizzare un mercato di oltre 6.000 aziende italiane impegnate in rapporti commerciali con la sponda sud del Mediterraneo. In particolare, sul piano economico e in linea con il piano di aiuti alla Tunisia, l’Italia si concentrerà sui settori agricolo, infrastrutturale, energetico e su quello della sicurezza (attraverso interventi diretti e indiretti), attraverso rapporti bilaterali in cui si inseriscono 50 milioni di euro per credito agevolato sull'acquisto di beni e servizi italiani per il settore pubblico tunisino, 95 milioni in credito di aiuto, 73 milioni in finanziamenti agevolati alle PMI tunisine per l'acquisto di attrezzature, impianti e servizi tramite fornitori italiani e misti italiani-tunisini. E, infine, va citato il programma ‘Italia-Tunisia’, che si inserisce all’interno della componente di cooperazione transfrontaliera (CBC) dello Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato (ENPI), e che coinvolge cinque province italiane (Regione Sicilia) e sei dipartimenti costieri della Tunisia, al fine di incoraggiare l’integrazione economica, sociale, istituzionale e culturale così da dare il via a un polo di cooperazione transfrontaliera. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Acqua: opportunità di investimento strategico
BRIEF GLOBAL MARKET ANALYSIS 3/2016 Acqua: opportunità di investimento strategico Aumento demografico globale, processo di urbanizzazione e crescita economica: queste le ragioni dell’aumento di richiesta di accesso all’acqua da cui derivano significative conseguenze sul piano della sicurezza per le aree in cui vi è scarsità di fonti idriche, o dove il livello di inquinamento di queste può essere critico; in particolare, ciò rappresenta un fattore di criticità per le pressioni (sul piano sociale, economico, della sicurezza) verso l’accesso alle risorse e sulla gestione delle stesse, così come è avvenuto per le altre principali risorse naturali ed energetiche, nonché per le materie prime, negli ultimi dieci anni. Nello specifico, si è imposta, come maggiore preoccupazione per gli investitori e per i governi, il concetto di “Peak water”, ossia il limite imposto da crescenti vincoli legati alla disponibilità, alla qualità e all’utilizzo delle fonti di acqua “fresca”. Una preoccupazione diffusa in tutto il mondo, e in alcuni settori in particolare, è relativa a tre tipologie di risorse idriche e nel bilanciamento delle stesse: l’acqua rinnovabile (destinata al consumo per uso umano), l’acqua non rinnovabile (contaminata o sovra-sfruttata, e non riutilizzabile per uso umano), l’acqua ad accesso non conveniente (dove i costi di accesso e distribuzione superano i vantaggi). In estrema sintesi, l’analisi sul fenomeno di richiesta di acqua per il futuro impone di evidenziare tre fattori essenziali che accelerano la richiesta di acqua e aumentano le criticità di accesso e utilizzo delle fonti idriche: la crescita demografica;la diffusione di una dieta ricca di proteine (che impone l’allevamento estensivo);l’aumento della domanda di energia. I numeri della domanda di acqua in prospettiva La gestione dei volumi di acqua necessari a livello globale richiede di tenere in considerazione quantità, disponibilità e soluzioni che rispondano in maniera efficace alle effettive esigenze poiché il mantenimento di un adeguato livello qualitativo di accesso alle risorse idriche è una delle principali sfide politiche, economiche e sociali a cui sono chiamati a rispondere tutti i governi. E la maggiore di queste preoccupazioni è rappresentata dal fatto che l’attuale sfruttamento idrico comporterà problematiche significative e crescenti da oggi al 2030 a causa di insostenibilità e gestione non responsabile. La popolazione che attualmente vive in aree a forte stress idrico, caratterizzato da assenza o inadeguatezza di infrastrutture (ad esempio nell’Africa sub-sahariana e nell’India settentrionale), aumenterà del 33% entro il 2030. E il 60% di questo totale di popolazione, che vive all’interno dell’area BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), sarà quello che maggiormente ne subirà gli effetti negativi. Inoltre, l’elevato volume di acqua utilizzato a fini industriali contribuisce a creare difficoltà crescenti; un esempio è rappresentato dall’industria estrattiva di idrocarburi, nello specifico lo shale oil (estrazione dai giacimenti scistosi). È evidente, pertanto, come la scarsità di acqua sia il problema contemporaneo che si impone in molti dei mercati emergenti a veloce crescita economica. E proprio la combinazione tra mercato in crescita e scarsità di acqua che incoraggia – e deve ancor più incoraggiare – gli investimenti finalizzati all’implementazione e allo sviluppo di soluzioni innovative che possano attirare opportunità di investimento. E dunque, il problema si trasforma in opportunità di mercato. E il settore privato è quello che meglio risponde a queste sfide, declinandole in opportunità: società e investitori privati sono oggi in prima linea per migliorare i sistemi di accesso alle acque, di gestione, di conservazione e di distribuzione. E ciò avviene perché l’acqua – e il suo utilizzo industriale, agro-alimentare e domestico – è un investimento universale in grado di offrire opportunità attraverso i processi di estrazione, potabilizzazione, distribuzione, recupero, lo sviluppo industriale e, ancora, il superamento di barriere geografiche; uno sviluppo che avrà dirette conseguenze sul piano sociale, creando nuove opportunità di lavoro e garantirà un miglioramento della qualità della vita delle popolazioni che vivono in molte di quelle aree dove al momento vi è scarsità di acqua e dove, grazie all’investimento del settore privato e scelte politiche lungimiranti da parte dei governi, la disponibilità di questa sosterrà lo sviluppo economico e la stabilità sociale, creando al contempo le necessarie opportunità di business. I limiti nello sfruttamento intensivo dell' acqua Un limite all’utilizzo dell'acqua è dato dal fatto che i bacini sotterranei e quelli fluviali possono essere soggetti a impoverimento e inquinamento attraverso l’uso intensivo, l'urbanizzazione e la cattiva gestione degli stessi. A fronte di tale rischio, l’industria dell’acqua deve mitigare e indurre a una gestione sostenibile di questa fonte fondamentale e deve creare le condizioni ottimali per la sua gestione. E proprio questa sfida cui è chiamata a rispondere l’industria globale dell’acqua è quella principale poiché, in base alle capacità di investimento, di innovazione e di gestione, sarà possibile contenere e gestire i rischi a cui l’approvvigionamento idrico è soggetto; rischi che, come accennato, se non gestiti adeguatamente comporterebbero significative criticità sul piano sociale, energetico ed economico. L’investimento è opportunità I limiti nell’accesso alle risorse idriche sono lo stimolo alla ricerca di soluzioni finalizzate alla valorizzazione delle risorse altrimenti non usufruibili. Società, aziende e investitori impegnati nel settore dell’acqua danno vita oggi a un mercato di servizi e prodotti – stimato in oltre 300 miliardi di dollari – che coprono l’intero spettro del processo di accesso e gestione dell’acqua. Un esempio significativo è rappresentato dal fatto che, dove vi è scarsità di risorse idriche, intervengono processi di dissalazione in grado di trasformare l’acqua marina (il 97 percento dell’acqua totale sulla terra) in acqua potabile per uso umano; o ancora, altri processi consentono di dare avvio al riciclo di acqua per usi industriali; altri ancora si specializzano nel recupero di acqua piovana. Sono realtà in cui ingegneri, scienziati e ricercatori cooperano in un sano rapporto di “collaborazione competitiva” al fine di ideare, creare e sviluppare soluzioni ottimali alle crescenti esigenze di cui si è fatto cenno e, in particolare, per quanto riguarda il settore tecnologico agricolo. In estrema sintesi, l’acqua (accesso, distribuzione e riutilizzo) rappresenta un investimento strategico sul lungo periodo; investimento che, nelle sue varie forme e in molteplici risultati, ha dimostrato le potenzialità di un mercato in continua crescita ed espansione. Crescita ed espansione di un’offerta tecnologica del settore di ricerca e investimento privato che muovono in parallelo con una domanda che, dati gli sviluppi economici e demografici globali, è in costante aumento. In particolare, vanno citati i Paesi che più degli altri stanno investendo in ricerca e sviluppo di soluzioni innovative applicate all’industria dell’acqua; nello specifico per quanto riguarda il processo di dissalazione, che rappresenta il settore che maggiore sviluppo avrà nel futuro e per il futuro. Tra questi paesi: Cina, Germania, Austria, Stati Uniti, Israele, Singapore. Dunque, perchè investire nell’industria dell’ acqua? Perché è un mercato in crescita che offre una duplice e vantaggiosa opportunità: business e stabilità sociale. A fronte di una crescente domanda a livello globale, la disponibilità di acqua utilizzabile si riduce progressivamente. Una condizione che già induce i governi, l’industria e gli investitori privati verso un management razionale e un approccio efficiente alla gestione delle infrastrutture di accesso alle acque attraverso l’investimento in tecnologie innovative e ricerca, alla realizzazione di nuove infrastrutture e metodi intelligenti di conservazione al fine di rendere quello dell’acqua un investimento sostenibile e basato su strategie di lungo periodo. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Trasporto merci: nave o treno? Uno sguardo al futuro
BRIEF GLOBAL MARKET ANALYSIS 2/2016 Trasporto merci: via nave o via treno? Uno sguardo al futuro (e alla Cina) La geografia è la base dell’economia e della strategia aziendale. Dove spedire, quanto costa, quali vantaggi dall’uno o dall’altro vettore? Il trasporto via treno consente una maggiore velocità di trasporto per un medio quantitativo di merce a fronte di un costo medio. Premia la velocità di trasferimento dei beni e un rischio ridotto. Ma non è il metodo privilegiato di trasporto, proprio a causa dei costi non contenuti e delle capacità volumetriche del trasportato. Il trasporto via nave è quello che sinora si è dimostrato essere il più conveniente, in virtù delle caratteristiche fisiche dell’acqua che consentono un ridotto attrito e alla grande capacità di trasporto dei vettori. Non è il metodo più veloce, ma è quello che garantisce il trasferimento di beni in grandi quantità e alle più lunghe distanze; in particolare per i beni prodotti o lavorati da grandi industrie, come l’acciaio e i prodotti petrolchimici. Per contro, la costruzione, il mantenimento e lo sviluppo di canali, porti e infrastrutture richiede l’investimento di grandi capitali. Ma nel complesso è il mezzo di trasferimento merci più conveniente. Ma qualcosa sta cambiando Si evolve il mercato, la tecnologia, i prodotti… e con essi – e grazie a essi – anche i mezzi per trasportarli. La quantità di merci che da una parte all’altra del globo si muovono quotidianamente è in crescita progressiva; mai come ai nostri giorni il mercato ha avuto la possibilità di coinvolgere un numero tanto ampio di luoghi e persone. Un trend che è destinato ad aumentare nel prossimo futuro. Quali i fattori influenti e gli elementi dinamici di cui dover tener conto per il domani ormai prossimo? In primo luogo un fattore di tipo “naturale”: il global warming. Un mutamento climatico che sta aprendo un nuovo e sempre più interessante “passaggio a Nord-Est”: dal Nord Europa, verso le penisole artiche, la Siberia, all’Asia sud-orientale. Il vantaggio? La riduzione di due terzi del percorso (e dunque dei costi) sinora interessante gli stretti di Gibilterra, Malacca e Suez (quest’ultimo appena raddoppiato). Un tratto commerciale, quello di Nord-Est, oggi percorribile per pochi mesi l’anno a causa del ghiaccio, ma l’andamento climatico gioca a favore di questa opzione… e a sfavore dei traffici marittimi attraverso il Mediterraneo – attualmente il 20 percento del totale dei trasporti via nave. Di questo si dovrà tener conto. Ma un elemento in particolare, che è in grado di modificare l’economia degli spostamenti di merci, è rappresentato dalla rivoluzione del trasporto ferroviario, preferibile a quello stradale. L’esempio più significativo è rappresentato dalla Nuova Transiberiana, che unisce la Cina (città di Chongqing) alla Germania (Duisburg) in due settimane (e anche meno se i tempi doganali venissero ridotti). A questa opzione si uniscono altre ipotesi di progetti ferroviari, come l’alta velocità Pechino-Mosca; un progetto, con un capitale di 100 miliardi di dollari finanziato per lo più dalla cinese Asian Infrastructure Investment Bank, di cui fa parte anche l’Italia. In Sud America, un’altra iniziativa in cui la Cina cercherà di ricoprire il ruolo di attore principale è quella della ferrovia transcontinentale che dovrebbe collegare Cile, Perù e Colombia; un progetto da 50 miliardi di euro che, una volta ultimato, stravolgerà l’infrastruttura sudamericana dei trasporti di merci collegando via terra le due coste continentali (eliminando così di fatto il trasporto via mare). A questa si sommerebbe l’iniziativa di collegamento in Colombia volta a unire la costa pacifica con quella Atlantica… a svantaggio ovviamente dei transiti marittimi attraverso il canale di Panama (attualmente in fase di raddoppio con il coinvolgimento di Stati Uniti e, tra gli altri, anche l’Italia). E dopo l’Asia e il Sud-America, è la volta dell’Africa orientale. Qui, sempre la Cina è intenzionata ad avviare un progetto per collegare Uganda, Ruanda, Burundi e Sud Sudan; un progetto finanziato dalla Exim Bank of China e dedicato prevalentemente al trasporto di merci. Dunque, guardando avanti, si intravede un confronto acceso tra trasporto navale e trasporto ferroviario. Costi di trasporto e velocità: i due fattori dinamici in grado di influire sul successo o l’insuccesso di una o entrambe le opzioni. E come sempre, il mercato deciderà quale opzione sia la migliore, o quella più opportuna… ma una cosa è bene ricordare, ossia che l’elemento dinamico rimane lo stesso, e parla cinese. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale in ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Regola Incoterms DDP: il problema dell’importazione
Questo articolo fa parte di una serie dedicata alle regole Incoterms ® 2010. Sono già stati pubblicati il post introduttivo e quelli dedicati alle regole Incoterms ® EXW, FCA, CPT, CIP, DAT e DAP. LA REGOLA INCOTERMS ® DDP Con la regola Incoterms ® DDP (Delivered Duty Paid/Reso Sdoganato), il venditore adempie all’obbligo di consegna mettendo il bene a disposizione del compratore, sul mezzo di trasporto di arrivo, già sdoganato all'importazione e pronto per la scaricazione nel luogo concordato. Il venditore è responsabile della gestione di esportazione, trasporto e importazione. Le spese per il trasporto fino al luogo di destinazione convenuto sono a carico del venditore. Questa regola può essere applicata a qualunque tipo di trasporto. OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE Le principali obbligazioni in capo al venditore secondo la regola Incoterms ® DDP sono le seguenti: sostenere perdita, danni e spese inerenti il bene fino alla consegna;consegnare il bene entro la/alla data prevista;consegnare il bene, pronto per la scaricazione, sul mezzo di trasporto nel luogo di destinazione concordato;stipulare il contratto di trasporto fino al luogo di destinazione;sostenere le spese di trasporto fino al luogo di destinazione;sostenere le spese di scaricazione nel luogo di destinazione se previste nel contratto di trasporto;fornire un documento che consenta al compratore di prendere in consegna il bene;sostenere le spese per le operazioni di controllo necessarie per la consegna del bene;fornire la fattura commerciale;ottenere, a proprie spese, la licenza e ogni autorizzazione ufficiale per l’esportazione e per l'importazione, nonché per il trasporto attraverso ogni altro paese fino alla consegna;compiere, a proprie spese, ogni formalità doganale per l’esportazione e per l'importazione,  incluso il pagamento dell’IVA e tasse per l'importazione;sostenere le spese di ispezione disposte dal Paese di esportazione e dal Paese di importazione;curare l’imballaggio del bene. Il venditore non ha alcun obbligo di stipulare un contratto di assicurazione. OBBLIGAZIONI DEL COMPRATORE Le principali obbligazioni in capo al compratore secondo la regola Incoterms ® DDP sono le seguenti: prendere in consegna il bene nel luogo concordato; sostenere rischi di perdita e danni del bene a partire dalla consegna;curare la scaricazione del bene nel luogo di consegnasostenere le spese di scaricazione nel luogo di consegna se non sono a carico del venditore in base al contratto di trasporto; pagare il prezzo del bene;fornire le informazioni necessarie per le formalità di esportazione e di importazione. Il compratore non ha alcun obbligo circa la sottoscrizione del contratto di assicurazione. RAPPORTI CON LA REGOLA INCOTERMS ® DAP L’unica differenza tra le regole DDP e DAP è l’obbligo del venditore a curare lo sdoganamento all'importazione del bene. La regola Incoterms ® DDP rappresenta infatti quella più gravosa per il venditore. Pertanto, è decisamente sconsigliato applicare la regola DDP se il venditore non è in grado di gestire l'importazione, attività che solitamente il compratore può svolgere in modo più preciso ed efficiente. In altre parole, la regola DDP è certamente quella che riduce al minimo gli impegni del compratore ma non per forza anche i rischi. Infatti, in talune giurisdizioni, le tasse locali, come l'IVA, possono essere pagate solo da soggetti residenti e questo renderebbe sostanzialmente impossibile per il venditore adempiere secondo la regola DDP e per il compratore ricevere il bene. Inoltre, qualora il venditore non pagasse le tasse di importazione o le pagasse in modo insufficiente, le autorità doganali potrebbero richiedere al compratore stesso il versamento (molto interessante sul punto una recente decisione di un Tribunale australiano)  Per quanto concerne le ulteriori criticità (passaggio dei rischi e danni in fase di trasporto), rimando ai precedenti post sulle regole DAT e DAP. ****** Dal prossimo post inizieremo a vedere le quattro regole Incoterms ® dedicate esclusivamente al trasporto via acqua. La prima sarà la regola Incoterms FAS. Avete mai consegnato o ricevuto un bene DDP? Che esperienze avete avuto con la gestione dell’importazione? Raffaele Battaglini (LL.M. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione delle imprese, operazioni societarie e start-up innovative.