3 anni fa
FINMA ICO Guidelines 2018: analisi e commento
di Alessandro Palombo, Ph.D. e Raffaele Battaglini, LL.M. La FINMA ha stabilito i principi interpretativi che intende applicare in sede di valutazione delle ICO nel territorio svizzero. Oltre a chiarire le tre tipologie di token esistenti (payment token, utility token e asset token), la FINMA introduce l’importante principio secondo cui la natura di strumento finanziario (security)di un token può essere attribuita anche in ragione delle modalità di vendita del token stesso (token sale strategy) nelle fasi cosiddette di pre-financing e pre-sale, e dell’esistenza o meno del programma/servizio per il cui utilizzo lo utility token è emesso. Infine, la FINMA stabilisce le casistiche in relazione alle quali si applicano le normative inerenti strumenti finanziari, attività bancaria, investimenti collettivi e antiriciclaggio. Sembra dunque possibile desumere che la Svizzera intenda favorire le ICO con un progetto imprenditoriale esistente. Il presente post esamina le linee guida FINMA traendo alcune prime conclusioni e mettendo in luce alcuni dubbi interpretativi. Per un inquadramento sulle ICO in generale, suggeriamo la lettura di questo precedente post. 1. Scenario FINMA e ICO Il 16 febbraio 2018 sono state diffuse dalla Autorità Federale di Vigilanza sui Mercati Finanziari della Svizzera (“FINMA”) le Guidelines dedicate alle ICO. Documento molto atteso da ogni interessato al mondo ICO e, più in generale, a quello blockchain. Questo testo integra la precedente Guidancedel 29 Settembre 2017. L’apparato regolamentare dei progetti blockchain, a partire dalle ICO, disegnerà infatti gli equilibri della cryptoindustry dei prossimi anni. Di seguito vedremo insieme il contenuto delle Guidelines e ne trarremo alcune conclusioni. Ne anticipiamo una, assente anche nei primissimi comunicati stampa: secondo la FINMA, le ICO inerenti utility token che non siano immediatamente utilizzabili (ossia il programma/servizio non è sul mercato) sono security. In questo contesto, dunque, riteniamo che la Svizzera si confermi come Paesecrypto-friendly; notiamo anche, però, come abbia inteso promuoversi a Paese per le ICO con un certo grado di concretezza progettuale e imprenditoriale. 2. Classificazione dei token: tripartizione o quadripartizione? Non esistendo casistica o dottrina in materia, l’elemento cardine per comprendere la natura di un token è la sottostante finalità economica del medesimo. Inoltre, nelle Guidelines, la FINMA ribadisce che: utilizzerà un approccio caso per caso che tenga in considerazione l’insieme di elementi di una certa progettualità;applicherà la seguente definizione di strumento finanziario ai sensi del Financial Market Infrastructure Act — FMIA: strumenti finanziari, derivati e strumenti intermediati standardizzati certificati e non certificati adatti alla vendita standardizzata di massa (i.e. offerti al pubblico o venduti a più di 20 soggetti) purché non creati appositamente per singole controparti;per strumento finanziario non certificato si intende diritti emessi in massa e uguali tra loro. Ciò chiarito, la FINMA recepisce il criterio della tripartizione dei token: tre “attributi” cumulativi che, dunque, possono conferire natura ibrida ai token. Tali categorie sono: payment token (o criptovaluta): token realizzati per essere usati, al momento dell’emissione o in futuro, come strumento di pagamento, valuta o trasferimento di valore.utility token: token realizzati per permettere l’accesso digitale a un programma o a un servizio su infrastruttura blockchain purché il token sia immediatamente utilizzabile per lo scopo per cui è emesso.asset token: token che rappresentano un diritto di credito verso l’emittente quali la partecipazione agli utili o un rendimento finanziario. Hanno dunque la medesima funzione economica di partecipazioni societarie, obbligazioni o derivati. Sono inclusi in tale categoria anche token che permettono lo scambio su blockchain di beni fisici. Da un’attenta lettura delle Guidelines, emerge una quarta categoria di token: quei token la cui natura è attribuita non in base alla funzione ma alla specifica modalità della token sale strategy. 3. Tripartizione delle token sale strategy Le Guidelines si soffermano sulla token sale strategy della ICO. Difatti, le modalità e i tempi con i quali i token sono immessi sul mercato rispetto alla raccolta di denaro avrebbero una particolare rilevanza per l’attribuzione della corretta natura del token emesso. Sul punto, FINMA distingue tre casi: token emessi alla ICO: i token sono immessi sul mercato all’atto della ICO, ossia al momento della raccolta fondi, anche se su una blockchain pre-esistente;pre-financing: al partecipante alla ICO è attribuito il diritto, di natura contrattuale, di ricevere i token in futuro;pre-sale: al partecipante alla ICO è consegnato un “temporary token” che attribuisce il diritto di ottenere il token definitivo in futuro. 4. Tutte le tipologie di token previste da FINMA Mettendo insieme tutte le distinzioni e i criteri adottati da FINMA nelle Guidelines, si può affermare che sussiste la seguente casistica: payment token;utility token “puri” (ossia quelli il cui unico fine è permettere l’accesso a un programma o servizio e che sono utilizzabili già al momento di emissione);utility token “ibridi” (ossia quelli che, in tutto o in parte, hanno finalità diverse dall’accesso al programma/servizio per cui sono emessi o che non sono di immediato utilizzo per il programma/servizio);asset token;token emessi alla ICO;pre-financing;pre-sale. Si tratta dunque di una categorizzazione più complessa e sofisticata di quanto possa apparire a una prima lettura sommaria delle Guidelines. 5. Quando un token è uno strumento finanziario (security)? Alla luce della definizione di strumento finanziario (Par. 2) e delle categorie di token (Par. 5), è possibile distinguere tra i token che, secondo FINMA, possono essere security da quelli che non lo sarebbero. I seguenti token sarebbero qualificabili come strumenti finanziari: asset token;utility token “ibrido” in quanto emesso con finalità, in tutto o in parte, di investimento;utility token “ibrido” poiché, al momento dell’emissione, non è utilizzabile per accedere al programma/servizio: in altre parole, il progetto imprenditoriale non è ancora sul mercato;payment token e utility token nelle fasi di pre-financing e pre-sale se il contratto o il temporary token sono standardizzati e negoziabili sul mercato. I seguenti token non sarebbero strumenti finanziari: payment token;utility token “puri”;payment token e utility token nelle fasi di pre-financing o pre-sale se il contratto o il temporary token non sono standardizzati o non sono negoziabili sul mercato. Pertanto, indipendentemente dalla natura del token emesso, se una ICO non emette il token definitivo al momento della raccolta del denaro e offre al pubblico e in massa diritti su token futuri negoziabili, allora sarebbe qualificabile come security. Sotto altro aspetto, se il SAFT (pre-financing) o il temporary token (pre-sale) sono tali per cui non è possibile (contrattualmente nel SAFT o informaticamente nel temporary token) negoziarli con terzi, allora non si tratterebbe di strumenti finanziari. 6. Le ulteriori normative applicabili ai vari tipi di token Se la ICO è tale per cui l’emissione dei token comporta, in capo all’emittente, l’obbligo di restituzione del capitale investito (eventualmente con un tasso di interesse), si rientra nell’attività bancaria con obbligo di relativa licenza. Se i fondi raccolti con la ICO sono gestiti da terzi, si tratta di investimenti collettivi soggetti alla relativa normativa. Le ICO inerenti i payment tokens, in quanto strumento di pagamento trasferibile sulla blockchain, sono soggette alla normativa sull’antiriciclaggio. La normativa sull’antiriciclaggio non si applica agli utility token “puri”. 7. Dubbi interpretativi Dalla nostra analisi residuano alcuni dubbi che ci auguriamo la FINMA vorrà sciogliere nel prossimo futuro. Il dubbio principale riguarda i progetti di utility token e sul grado di “funzionalità del servizio/piattaforma” richiesto per non essere considerati strumenti finanziari. Utility token: il grado di maturità del servizio — utilizzabilità Se la logica è quella del fine economico del token emesso in sede di ICO, ci domandiamo cosa accada nel caso di utility token legati a piattaforme/servizi complessi, dei quali sia stata sviluppata solo una parte delle funzioni. Ci domandiamo, in sostanza, se la FINMA eserciterà un potere attivo, spingendosi a esaminare la percentuale di funzioni del prodotto finale esistenti al momento della ICO. Difatti, se una piattaforma blockchain all’atto della ICO consente lo scambio del token e un principio di servizio, potrebbe accadere — a nostro avviso — che la FINMA abbia a vedere nei partecipanti alla ICO non gli utilizzatori di un servizio (ancora immaturo) ma degli speculatori in vista della piattaforma/servizio finale che, una volta completata, comporterà un apprezzamento del relativo utility token. Sarà interessante osservare come FINMA valuterà, di caso in caso, situazioni simili. Token security in ragione della token sale strategy: dopo diventa utility token? Non ci risulta nemmeno chiaro cosa accada quando uno utility token sia qualificabile strumento finanziario perché, ad esempio, al momento dell’emissione non esiste una piattaforma/servizio di alcun tipo. Il trattamento della ICO, con la qualifica del token come security, può determinare una ridefinizione in un momento successivo. Quando il servizio è totalmente funzionante, quello stesso token sarà considerabile non security? Molti si potrebbero domandare il perché di un simile quesito. La ragione che immediatamente ci balza agli occhi è per il listing del token sulle piattaforme di exchange. Sappiamo tutti, infatti, quanto sia vitale per una criptovaluta essere inserita sugli exchange. Probabilmente questo dubbio non si pone con riferimento alle fasi di pre-financing e pre-sale: in tali ipotesi, ciò che è considerato strumento finanziario non il token (payment o utility), che verrà ad esistere in un momento futuro, ma lo strumento (SAFT o temporary token) che attribuisce il diritto di ottenere tale token futuro. Payment token su piattaforma pre-esistente Ci domandiamo, infine, se un payment token, emesso provvisoriamente su blockchain pre-esistente, non possa essere considerato security. Infatti, se la finalità della nuova progettualità, finanziata tramite ICO, è determinare una nuova blockchain, per es. dotata di una particolare — e migliore — tecnologia, si potrebbe pensare che il payment token su blockchain pre-esistente sia qualitativamente diverso. Una sorta di temporary token. O, dal punto di vista del partecipante alla ICO, che vi sia un interesse speculativo in vista dell’apprezzamento del payment token una volta messa sul mercato la nuova e migliore blockchain. In questo caso sarebbe strumento finanziario? Anche questo quesito non ci sembra peregrino. Progettualità importanti, su blockchain nuove, potrebbero ricadere nell’ambito delle security. Stando alla lettera di quanto contenuto nelle Guidelines, non è chiaro se quando si parla di “token esistenti” la FINMA intenda far riferimento a token esistenti sulla nuova blockchain o anche su una blockchain pre-esistente. 8. Conclusioni A parte i dubbi analizzati, ci sembra che la Svizzera con le FINMA ICO Guidelines 2018, abbia inteso tracciare uno spartiacque tra progettualità blockchain serie e meno serie, ricollegando la natura di strumento finanziario alla completezza del progetto imprenditoriale sottostante la ICO. In altre parole “fare una ICO milionaria, per poi vedere se e come costruire il progetto” è un paradigma che, in Svizzera, almeno, non pare più ammissibile. La Svizzera, in sostanza, si sta ponendo come hub per le ICO inerenti progetti esistenti, verificabili e testabili. Non “scommesse”, dunque, di natura meramente speculativa sul token emesso, ma effettivi finanziamenti con modalità innovativa di progetti imprenditoriali concreti. Di certo, riteniamo che tale approccio potrà produrre una industry di alto livello e affidabilità in Svizzera. Resterà da vedere quali saranno gli orientamenti e, un domani, le regolazioni positive in altri Paesi, come Gibilterra. Ove seguissero questo orientamento potremmo ritrovarci con un mercato delle ICO molto più sicuro e affidabile. JUR sarà presente come partner all’evento Computational Law & Blockchain Festival 2018 in data 17 e 18 marzo 2018 a Torino presso Talent Garden Fondazione Agnelli. Maggiori info su www.clbfest.it.
4 anni fa
#LegalHack: Intelligenza Artificiale
[Evento] L’intelligenza artificiale ormai ci circonda: assistenti virtuali, servizio clienti, sicurezza, domotica, robotica, automotive, previsione acquisti. In questo nuovo MeetUp di Legal Hackers Torino, come sempre dal taglio informale e concreto, discuteremo sulle implicazioni imprenditoriali, tecnologiche e giuridiche dell’intelligenza artificiale. Saranno presenti: Alessia Bianchini (Key Account Manager @ CELI S.r.l. ): Intelligenza artificiale e natural language processingAmedeo Perna (Co-Founder @ AD 2014 S.r.l.): AI nuova opportunità per ripensare i modelli di businessDaniele Magazzeni (Professor in AI @ King’s College London and AI Consultant): Explainable AIRaffaele Battaglini (Legal Hackers Torino e Battaglini-De Sabato law Firm): Legal AI Vi aspettiamo il 14 dicembre presso Talent Garden Torino.
4 anni fa
Convegno – LegalTech: cosa sta cambiando per imprese e avvocati
[Evento] Il 21 novembre 2017 si terrà, in Torino presso la Fondazione Camis De Fonseca (Via Pietro Micca n. 15), l'evento dal titolo LegalTech: cosa sta cambiando per imprese e avvocati organizzato da AGICONSUL (Associazione Giuristi e Consulenti Legali) e Legal Hackers Torino in collaborazione con 4cLegal, Lexgram e Bocconi Alumni Association. I relatori della tavola rotonda saranno: Avv. Raffaele Battaglini (Battaglini-De Sabato Law Firm, Legal Hackers Torino e AGICONSUL)Avv. Alessandro Renna (Founder e CEO 4cLegal)Dottor Alessandro Palombo (co-fondatore di Lexgram)Avv. Pietro Calorio (Consulente ICT e Data Protection)Avv. Riccardo de Caria (Legal Hackers Torino e AGICONSUL)
4 anni fa
Consigli su come scrivere l’ oggetto sociale delle start-up innovative
Dopo qualche mese di silenzio dovuto a svariati convegni (guardate i post precedenti se siete curiosi), riesco finalmente a scrivere un nuovo post “di contenuto”. Si tratta di un tema che affronto di frequente: la redazione dell’ oggetto sociale delle start-up innovative. Oggetto sociale: il dato normativo Il punto di partenza di questa indagine è l’art. 26, comma secondo, let. f), del D.L. 179/2012 secondo cui la start-up innovativa “ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Questo è uno dei requisiti che una società deve possedere obbligatoriamente per potersi qualificare start-up innovativa. Il problema della corretta redazione dell’ oggetto sociale nasce dalla interpretazione di questa norma e dai poteri di controllo del Registro Imprese. Infatti, tecnicamente, il Registro Imprese ha un obbligo di verifica meramente formale del possesso dei requisiti. In particolare, l’ oggetto sociale, poiché è esplicativo del carattere di innovazione della società, è uno di quelli che richiede conoscenze così sofisticate che non si possono pretendere siano in possesso dei funzionari del Registro Imprese Eppure, nel 2016, il Registro Imprese Torino ha bocciato svariate iscrizioni nella sezione speciale start-up innovative adducendo, tra le varie motivazioni, che l’ oggetto sociale non era conforme al dettato normativo. Questo ha portato una start-up a impugnare la decisione davanti al Giudice del Registro delle Imprese. La decisione del Giudice del Registro delle Imprese Con decreto del 10 febbraio 2017, il Giudice del Registro delle Imprese di Torino è intervenuto sul tema dei poteri del Registro delle Imprese in merito alla valutazione dell’ oggetto sociale di una start-up innovativa fornendo interessanti e utili spunti. Infatti, il Giudice ha espresso i seguenti principi: il Registro Imprese ha il solo compito di controllare la regolarità formale della domanda di iscrizione alla sezione speciale start-up innovative;il Registro Imprese non ha il potere di compiere controlli di merito per verificare il carattere di innovatività ad alto valore tecnologico;il possesso dei requisiti di start-up innovativa è attestato tramite autocertificazione del legale rappresentante sotto la propria responsabilità civile e penale;solo se l’ oggetto sociale pare manifestamente privo (carenza formale) dei caratteri di innovazione e di alta tecnologia, il Registro Imprese può rifiutare l’iscrizione nella sezione speciale. In sostanza, il Registro Imprese, una volta effettuati i controlli formali, deve procedere all’iscrizione della start-up innovativa. La Circolare del MISE In data 14 febbraio 2017, è intervenuto sul tema il MISE con la Circolare n. 3696/C ponendosi in linea con la decisione del Giudice. Infatti, il MISE ha ribadito che il Registro Imprese non può effettuare indagini nel merito dell’ oggetto sociale e offre ulteriori elementi di valutazione per verificare i caratteri di innovazione e di alta tecnologia della start-up innovativa, a prescindere dal dato testuale dell’ oggetto sociale. In particolare, il MISE indica quanto segue come sintomi del carattere di innovazione: la titolarità di privativa industriale o di un software afferente l’ oggetto sociale dimostra il carattere innovativo;il possesso del requisito alternativo di costi in ricerca e sviluppo dimostra l’innovazione tecnologica;la descrizione dell’attività mediante il codice C32;l’analisi del sito web per capire l’attività concreta della start-up;il presentation deck da richiedere alla start-up innovativa per comprendere l’aspetto innovativo;l’essere ospitata presso un incubatore certificato. Infine, il Registro Imprese può sottoporre la questione direttamente al MISE. I criteri di redazione dell’ oggetto sociale Chiarita la questione sui poteri di intervento del Registro Imprese, possiamo dare qualche indicazione concreta per redigere l’ oggetto sociale delle start-up innovative in modo formalmente conforme a legge. Per fare ciò, bisogna in via preliminare inquadrare gli elementi che formano l’ oggetto sociale delle start-up innovative: le fasi imprenditoriali di sviluppo, produzione e commercializzazione devono essere tutte e tre presenti e svolte dalla start-up innovativa;queste fasi devono avere come risultato un bene o un servizio che sia contemporaneamente innovativo e ad alto valore tecnologico: tali due caratteri, che sono inscindibili tra loro e devono sussistere entrambi, possono concernere sia il bene/servizio stesso sia le modalità di realizzazione;l’attività innovativa deve essere esclusiva o prevalente rispetto a eventuali altre svolte dalla start-up. L’ oggetto sociale di una start-up innovativa deve dunque esprimere i tre elementi qui sopra descritti in modo chiaro ed efficace. Per esempio, quindi, l’ oggetto sociale di una start-up innovativa potrebbe essere scritto come segue: “La società ha per oggetto lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e più specificamente e in via prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di [inserire descrizione bene/servizio sviluppato, prodotto e commercializzato] che ha carattere innovativo in quanto [illustrare la natura innovativa del bene/servizio o del processo con cui è realizzato] e ha alto valore tecnologico poiché [descrivere la tecnologia alla base del bene/servizio o del processo di realizzazione]. La società, in via secondaria e/o strumentale alle attività tipiche sopra descritte, potrà svolgere le seguenti attività: [inserire elenco attività secondarie/strumentali].” Per ulteriori approfondimenti, rimando a questo utile documento del Registro Imprese Torino. Voi avete avuto difficoltà a iscrivere la vostra start-up innovativa al Registro Imprese? Sull’Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.
4 anni fa
Equity Crowdfunding: Raffaele Battaglini relatore a IT Forum di Rimini
[Evento] Sul numero invernale di iFinance e in questo blog, abbiamo già parlato di equity crowdfunding poiché il 2017 sarà un momento di potenziale salto di qualità di questo innovativo modello di investimento. Infatti, la legge di stabilità 2016 ha allargato a tutte le PMI la possibilità di adoperare le piattaforme online per raccogliere capitale (prima solo start-up innovative e PMI innovative erano legittimate a usarlo). EQUITY CROWDFUNDING: COME INVESTIRE NEL FUTURO Il 18 maggio, all'Investment & Trading Forum di Rimini, si terrà una tavola rotonda sul tema "Equity Crowdfunding: come investire nel futuro" e l'Avv. Raffaele Battaglini sarà relatore insieme a numerosi esperti del settore quali Tommaso Baldisserra Pacchetti (CEO e Fondatore CrowdFundMe), Michela Centioni (Fondatrice e CEO di Next Equity), Antonio Chiarello (Managing Director iStarter - Fondatore & CEO ClubDealOnline.com), Giulia Cinti (Fondatrice e CEO di Bioerg), Stefania Peveraro (Co-fondatrice e CEO EdiBeez - Senior editor Milano Finanza). Per informazioni e iscrizioni: sito del IT Forum. In attesa di vedervi a Rimini, vi lasciamo con la presentazione dell'intervento dell'Avv. Raffaele Battaglini in occasione del convegno tenutosi in data 11 aprile 2017 presso l'Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino. https://www.slideshare.net/RaffaeleBattaglini/equity-crowdfunding-raffaele-battaglini