5 anni fa
2016: le occasioni dei mercati esteri in un clima incerto
Inizia oggi la nuova rubrica mensile di Claudio Bertolotti, esperto in analisi del rischio e delle opportunità e approccio culturale ai mercati esteri. Brief Global Market Analysis, analisi sintetica dell’andamento dei mercati esteri, ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale in ricerca di importanti opportunità. Gli scopi di questa analisi sono (i) stimolare la spinta propulsiva della PMI, indicando dove e con quali tempi può essere opportuno investire e trovare opportunità di business, e (ii) fornire quelle necessarie competenza e visione di insieme che sono bagaglio culturale dell’imprenditoria italiana di successo. Il Brief Global Market Analysis è un prodotto, a cadenza mensile, rivolto alla PMI che guarda alle opportunità offerte dai processi di “Internazionalizzazione”. BRIEF GLOBAL MARKET ANALYSIS 1/2016 2016: cogliere le occasioni dei mercati esteri in un clima incerto L’evoluzione dei mercati esteri, fortemente condizionati da dinamiche sociali e di sicurezza, impone di comprenderne gli sviluppi nel breve e nel medio periodo al fine di tutelare i propri investimenti e anticipare trend che possono trasformarsi in opportunità di business. Conoscere tali dinamiche, anticiparne gli sviluppi, analizzare i fattori e avere la capacità di interfacciarsi con consapevolezza e gli adeguati strumenti culturali sono competenze che si intrecciano tra di loro andando a formare quella necessaria e solida base su cui impostare la strategia di impresa verso i mercati esteri al fine di cogliere tutte le opportunità offerte dal processo di internazionalizzazione. Relativamente all’anno appena iniziato, nel complesso, le notizie non sono buone poiché i mercati azionari hanno subito gli effetti delle dinamiche sfavorevoli del 2015 (in particolare, ruolo della Russia, terrorismo, paura per Grecia e Cina, flussi migratori verso l’Europa, calo del prezzo del petrolio). Inoltre, guardando al 2016, è possibile cogliere una serie di segnali che evidenziano la presenza di un accelerato processo di frammentazione del sistema internazionale – che implica anche la modifica e la ridefinizione dei confini statali, e con questo l’accesso ai mercati esteri – e l’ipotesi di una nuova polarizzazione che potrebbe ridurre ulteriormente il livello di sicurezza, effettiva e percepita. Il crollo del prezzo del petrolio – e di 42 principali materie prime su 46 – ha portato ai valori più bassi degli ultimi trent’anni. Ciò sta avendo ricadute sul sistema creditizio e sui pagamenti in valuta estera, in particolare su quei paesi con un’economia a limitata diversificazione (es. Algeria, Indonesia, ecc..) per i quali è valutato come significativo il rischio di crisi economiche e disordini sociali (e dunque a maggiore rischio di investimento per le imprese lì impegnate). Ma ciò non significa chiusura dei mercati esteri, né del business, anzi. Cambiano nel complesso i mercati esteri di riferimento. L’area mediorientale, a causa della guerra in Siria e Iraq, è particolarmente instabile, per quanto, in prospettiva, l’ipotesi di uno Stato curdo (comprendente aree dell’Iraq e della Siria stessa), lasci intuire l’emergere, già in tempi medio-brevi, di opportunità legate al processo di ricostruzione (infrastrutture basilari e strategiche, edilizia abitativa, comunicazioni, ecc..) e al successivo avvio di un’economia nazionale che lascia ben sperare. Parimenti si può valutare per alcuni settori di Siria e Iraq nell’ambito della stabilizzazione (a medio-lungo termine). l’Iran offre nuove possibilità a un mercato in espansione, in particolare per le imprese orientate a investimenti il loco (delocalizzazione, internazionalizzazione, impianto di nuove attività produttive e di trasformazione, ecc..), pur a fronte di un equilibrio politico interno non facilmente prevedibile (elezioni presidenziali e conseguenze per la politica estera). Il basso prezzo del petrolio è un limite alle capacità di spesa e investimento da parte dello repubblica islamica dell’Iran. Un fattore interessante è rappresentato dal ruolo che la Russia saprà ritagliarsi e dalle relazioni internazionali che la vedono coinvolta; con particolare riferimento al peso delle sanzioni economiche che colpiscono sì Mosca, ma anche tutti quei paesi a cui è stata imposta la chiusura di un mercato di grande interesse, e tra questi l’Italia). La Russia, affetta da collasso demografico, vede una sempre maggiore presenza cinese (migrazione stagionale, in particolare in Siberia), il che si traduce in interesse (legato anche agli idrocarburi, accordo trentennale). L’Africa rallenta, pur rimanendo un mercato interessante e capace di godere della spinta asiatica; si osservano performance economiche meno positive, ma rimane sempre un soggetto in grado di offrire interessanti opportunità: si può guardare con interesse ad Africa Sub-Sahariana, Tunisia, Marocco, Egitto (e questo nonostante alcuni indicatori sfavorevoli legati alla sicurezza). Alcuni mercati sono limitati a causa del crescente fenomeno del jihadismo e della fine del superciclo delle commodities. Prospettive di crescita previste in Etiopia, Kenya e Senegal. L’Asia pare oggi offrire maggiori opportunità (grazie alla crescita cinese). Per quanto riguarda la Cina, e la sua decelerazione, vale il principio “molti timori, ma poco panico”; ciò in conseguenza dell’aggiustamento strutturale in corso, di un maggiore peso dell’economia reale (switch dei consumi e revisione del welfare), delle politiche fiscali espansive e nonostante un aumento significativo del debito. Favorevoli i rapporti con la Russia. L’America latina, beneficiata dalla domanda di materie prime, è caratterizzata da maggiore mobilità sociale e crescita benché nel complesso sia cresciuta meno di quanto avrebbe potuto a causa di alcuni significativi problemi strutturali (poca produttività, capitale umano poco formato, lacci corporativi, clima economico sfavorevole, scarsi investimenti nell’innovazione). Un distinguo va fatto tra i paesi della costa atlantica (in recessione, maggiori problemi per Brasile, Venezuela e Argentina) e quelli della costa pacifica (Perù e Cile in particolare, in crescita e offerenti maggiori opportunità anche grazie ai mercati aperti); una situazione che coincide con il principio “Stati liberali” Vs “Democrazie populiste”.
5 anni fa
EXW: obbligazioni e rischi nascosti
Questo articolo fa parte di una serie dedicata alle regole Incoterms® 2010. Nel precedente articolo abbiamo visto cosa sono le regole Incoterms® e perché è opportuno usarle nel commercio internazionale. Nel presente post, affrontiamo la regola Incoterms® EXW (Ex-Works/Franco Fabbrica). La regola Incoterms® EXW (Ex Works/Franco Fabbrica) è la più favorevole al venditore in quanto quest’ultimo adempie all’obbligo di consegna rendendo il bene disponibile al compratore presso il proprio stabilimento. Da questo momento in poi, rischi e spese inerenti il bene si trasferiscono dal venditore al compratore. In altre parole, il venditore non è tenuto a sostenere i costi di trasporto, a gestire i rapporti con il vettore o curare il carico dei beni. Risulta chiaro, quindi, il motivo per il quale i venditori siano generalmente inclini ad applicare la regola Incoterms® EXW. Questa regola può essere applicata a qualunque tipo di trasporto. OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE Le principali obbligazioni in capo al venditore secondo la regola Incoterms® EXW sono le seguenti: sostenere perdita, danni e spese inerenti il bene fino alla consegna;consegnare il bene entro la data prevista;consegnare il bene presso il proprio stabilimento e non caricato sul veicolo del vettore/compratore;fornire la fattura commerciale;sostenere le spese per le operazioni di controllo necessarie per la consegna del bene;curare l’imballaggio del bene. Il venditore non ha alcun obbligo circa la sottoscrizione del contratto di trasporto o di assicurazione. OBBLIGAZIONI DEL COMPRATORE Le principali obbligazioni in capo al compratore secondo la regola Incoterms® EXW sono le seguenti: prendere in consegna il bene; sostenere rischi di perdita, danni  e spese inerenti il bene a partire dalla consegna presso lo stabilimento del venditore;sostenere le spese qualora non prenda in consegna il bene;pagare il prezzo del bene;se intende importare: curare i rapporti con il vettore, ottenere i documenti per l’esportazione e per l’importazione, sostenere i relativi costi;fornire al venditore prova dell’avvenuta consegna;sostenere i costi per le ispezioni obbligatorie sul bene. Il compratore non ha alcun obbligo circa la sottoscrizione del contratto di trasporto o di assicurazione. RISCHI NASCOSTI Per il venditore, una spedizione EXW presenta due significativi rischi non evidenti: il compratore non è tenuto a esportare i beni per cui potrebbe acquistarli a prezzi agevolati (p.e. perché acquistati in grandi quantità) per rivenderli nel mercato del venditore a prezzi più concorrenziali.il venditore non ha rapporti con il vettore quindi non è nella posizione di esigere copie dei documenti di trasporto, talvolta essenziali, in caso di pagamento a mezzo lettera di credito, per ottenere il pagamento dalla banca emittente. Il venditore potrebbe in sostanza ritrovarsi ad aver adempiuto alla consegna in base a EXW, ma privo dei documenti per esigere il pagamento dalla banca. E’ dunque fondamentale accertarsi che vi sia coerenza tra il metodo di consegna e le condizioni di pagamento. Se avete interesse ad approfondire, vi invio a leggere questo interessante blog post. Dal punto di vista del compratore, i rischi nascosti sono (i) la gestione del carico del bene per la spedizione e (ii) la predisposizione dei documenti doganali per l’esportazione. Tali adempimenti potrebbero richiedere lo svolgimento di attività nel luogo di esportazione che il compratore potrebbe essere impedito a eseguire o che il venditore potrebbe svolgere in modo più rapido ed efficiente. Pertanto, è bene che il compratore valuti questi due aspetti prima di accettare una spedizione EXW. CONSIDERAZIONI FINALI La regola Incoterms® EXW presenta meno rischi, per venditore e compratore, se applicata a compravendite prive di attività di esportazione (ossia nazionali o all’interno di un mercato unico come quello UE). Quando, invece, si tratta di compravendite oltre confini doganali, la soluzione per ovviare, o quantomeno mitigare, i menzionati rischi nascosti è applicare la regola Incoterms® FCA (Free Carrier/Franco Vettore) cui sarà dedicato il prossimo articolo in uscita tra due settimane. Avete ulteriori considerazioni o esperienze da condividere? Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione delle imprese, contratti commerciali, fusioni e acquisizioni societarie, diritto societario e start-up innovative.