3 anni fa
TFA (Trade Facilitation Agreement): il nuovo trattato WTO sul commercio internazionale
Dopo un percorso di quasi quattro anni, il 22 febbraio 2017 è entrato in vigore il Trade Facilitation Agreement noto come TFA (qui per scaricare): “il più grande accordo mai raggiunto nella storia del WTO” secondo le parole di Roberto Azevedo, Direttore-Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organisation - WTO). Storia In occasione della Conferenza di Bali del dicembre 2013 del WTO, i ministri hanno concordato il testo del TFA. Il 27 novembre 2014, i Paesi del WTO hanno adottato il relativo protocollo e, contestualmente, è entrato in funzione il TFA Facility, organismo costituito dal WTO per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad implementare il TFA. Il 22 febbraio 2017, dopo la ratifica da parte dei due terzi dei Paesi WTO, il TFA è entrato in vigore nei Paesi elencati qui. L’Unione Europea, con effetto per i Paesi UE, ha ratificato il trattato il 5 ottobre 2015. Finalità e contenuti Il TFA ha lo scopo di rendere più veloci e meno costosi la movimentazione, il trasporto e la consegna dei beni nel commercio internazionale. Per fare ciò, il TFA interviene sui passaggi doganali alle frontiere introducendo previsioni volte a: rendere facilmente disponibili in Internet per ogni Paese le procedure (inclusi normativa, tempi e costi) inerenti importazione ed esportazione dei beni;semplificare e standardizzare i controlli doganali;favorire la cooperazione tra dogane e tra imprese e dogane. IL TFA è strutturato in tre sezioni. Sezione I: disposizioni per velocizzare le operazioni doganali (ad esempio semplificazioni procedure esistenti, introduzione di procedure standard internazionali, liberazione dei beni prima della determinazione di costi e tasse doganali);disposizioni per la cooperazione tra dogane;disposizioni per la cooperazione tra dogana e imprese (particolarmente interessante lo strumento del “advance ruling”). Sezione II: disposizioni inerenti le modalità e le tempistiche di implementazione del TFA nei Paesi in via di sviluppo. Sezione III: costituzione di un Comitato permanente presso il WTO e in ogni Paese membro per il monitoraggio dell’implementazione e degli effetti del TFA. Impatti IL WTO ha prodotto un fact sheet da cui emergono i seguenti dati: 14,3% di riduzione media globale dei costi con Paesi africani e in via di sviluppo;47% di riduzione media del tempo per importazione;91% di riduzione media del tempo per esportazione;2,7% di crescita annua globale export;0,5% crescita annua PIL globale. Secondo il WTO, i Paesi in via di sviluppo beneficeranno in media di più dei Paesi sviluppati. Sull’Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) si occupa di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.
4 anni fa
Mauritania: quali opportunità di investimento?
La Mauritania è un paese situato nel nord-ovest dell'Africa che, storicamente, è stato relativamente aperto agli investimenti diretti esteri, in particolare nei settori della pesca, minerario e degli idrocarburi. Nel mese di giugno 2012, al fine di incoraggiare ulteriormente gli investimenti, il governo mauritano ha aggiornato il “Codice degli investimenti” per migliorare la sicurezza degli investimenti e facilitare le procedure amministrative. Codice che prevede il libero rimpatrio di capitali esteri e dei salari per i lavoratori stranieri sebbene, nonostante la open policy, per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri di alcuni settori, tra i quali la pesca e la sicurezza, alcune posizioni nei settori chiave siano riservate ai cittadini mauritani. Sul fronte politico si continua a percepire una certa tensione, nonostante la rielezione del Capo dello Stato, Mohamed Ould Abdel Aziz nel 2014. Nel complesso, il Paese rimane relativamente ai margini dei flussi di investimento esteri, nonostante stia puntando sulla promozione della sua strategica posizione geografica per attrarre nuovi investitori. Nel mese di febbraio 2016, la Banca Mondiale ha concesso 10 milioni di dollari in aiuti per il sostegno allo sviluppo del Progetto Nouadhibou implementato al fine di attirare investitori stranieri. L'investimento diretto all'estero (IDE) – foreign direct investment (FDI) – funzionale alla internazionalizzazione delle imprese in Mauritania si è stabilizzato, nel 2014, su un totale superiore a 1 miliardo di dollari. La maggior parte degli investimenti ha coinvolto i settori di esplorazione e di sfruttamento di petrolio, estrazione di minerali (ferro e oro), telecomunicazioni (con l'acquisizione di licenze di telefonia mobile) e il settore delle costruzioni. Nel 2015, diversi progetti di investimento sono stati rinviati in quanto i prezzi bassi delle materie prime hanno scoraggiato gli investitori stranieri. La Cina – partner commerciale tradizionale insieme ad alcuni paesi europei (in particolare Ungheria e Francia) – ha dimostrato di essere sempre più interessata ad investire in Mauritania; interesse confermato dai progetti di investimento nel Paese (infrastrutture e telecomunicazioni). La Mauritania ha guadagnato otto posizioni nella classifica Doing Business 2016 della Banca Mondiale, che valuta il clima commerciale dei paesi; tuttavia, il Paese rimane al 168° posto su 189 paesi. Country Comparison For the Protection of Investors MauritaniaSub-Saharan AfricaUnited StatesGermanyIndex of Transaction Transparency5.05.07.05.0Index of Manager’s Responsibility3.04.09.05.0Index of Shareholders’ Power5.09.05.0Index of Investor Protection3.74.58.35.0 fonte: Doing Business - 2016 Foreign Direct Investment201320142015FDI Inward Flow (million USD)1,126500495FDI Stock (million USD)5,4755,9756,470Number of Greenfield Investments***150FDI Inwards (in % of GFCF****)46.521.828.8FDI Stock (in % of GDP)98.0112.7136.2 Sistema legale, tribunali specializzati, indipendenza giudiziaria, sentenze dei tribunali esteri Il sistema giudiziario della Mauritania unisce tradizioni giuridiche francesi e islamiche (rito malikita). La Costituzione garantisce in linea teorica l'indipendenza della magistratura (articolo 89), e una legge organica protegge anche i giudici da influenze indebite. Il sistema di legge mauritano è codificato, i codici civile e commerciale sono strutturati per proteggere i contratti, anche se le sentenze esecutive e di risoluzione delle controversie possono presentare difficoltà. Il sistema giudiziario rimane debole, e imprevedibile. Esistono tribunali commerciali specializzati ma non c'è nessun circuito giudiziario distinto che sia specializzato in diritti di proprietà intellettuale. La maggior parte dei giudici non ha capacità ed esperienza in diritto commerciale e finanziario poiché la formazione prevede solo il sistema giuridico della Shari'a; pochi i giudici che abbiano familiarità con il sistema di diritto civile francese: una mancanza di standardizzazione delle conoscenze giuridiche che riduce l'efficacia nell'esecuzione. Inoltre, il sistema giudiziario è noto per la corruzione da parte di figure politiche e commerciali e per essere sottoposto all’indebita influenza delle appartenenze tribali. Molte leggi e decreti relativi ai settori commerciali e finanziari non sono facilmente disponibili e quindi non conosciute dagli stessi giudici; parimenti, l'accesso alle leggi e ai testi legali pubblicati può essere impegnativo. Altre leggi, in particolare alcune che disciplinano il settore finanziario, non sono aggiornate mentre la maggior parte dei giudizi non vengono conclusi entro i termini prescritti e le registrazioni non sono sempre ben tenute. Infine, le sentenze di tribunali stranieri non vengono sempre applicate in maniera coerente. Perché investire in Mauritania? I principali punti di forza del Paese sono: la posizione geografica all'incrocio tra Maghreb e Africa nera;un mercato del petrolio in piena espansione;la creazione di politiche di privatizzazione e liberalizzazione del commercio con la collaborazione del Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund);il FDI è diventato più agevole e vi è parità di trattamento tra investitori stranieri e nazionali Quali i punti deboli? I principali punti deboli della Mauritania sono: - instabilità politica, come dimostrato dall’ultimo colpo di Stato dell’agosto 2009; - problemi di sicurezza con l’espansione di gruppi di opposizione armata affiliati ad al-Qa’ida; - infrastrutture inadeguate che ostacolano lo sviluppo economico del Paese; - popolazione molto giovane (oltre il 64% della popolazione è sotto i 25 anni) priva di un adeguato livello di qualificazione per le posizioni manageriali; - crescente fenomeno di desertificazione; - alto livello di povertà (il 40% della popolazione); - corruzione, che colpisce tutti i settori dell'economia. Quali le misure del governo per motivare o limitare l'investimento diretto dall'estero (IDE – FDI)? Il governo ha istituito un sistema strutturato su un unico ufficio al fine di agevolare le pratiche amministrative degli investitori stranieri; la velocizzazione delle pratiche burocratiche è stata ottenuta attraverso l’introduzione delle procedure online per ottenere permessi, avviare procedure amministrative, creare imprese e rilasciare permessi di lavoro per la manodopera straniera. Il governo ha inoltre rivisto il codice per gli investimenti, al fine di rendere più attraente la Mauritania per gli investimenti stranieri, che consente il rimpatrio gratuito di capitali esteri e degli stipendi dei lavoratori stranieri. Inoltre, sono stati istituiti punti duty-free e incentivi per aumentare le esportazioni. Le aziende che beneficiano di questo regime non sono soggette ad alcun obbligo fiscale o doganale. Infine, è stata rivista la leggi sull’Oil Code al fine di agevolare gli investimenti stranieri in questo settore. Procedure relative agli investimenti esteri La libertà di stabilimento La libertà di stabilimento è garantita dalla normativa della Mauritania. Privatizzazioni e liberalizzazione del mercato hanno permesso l'uguaglianza tra società da ristrutturare, così come un equo accesso al mercato e al credito.Acquisizione di Holding Gli investitori stranieri possono ottenere la quota di maggioranza in una società locale. Il codice per gli investimenti non prevede restrizioni in base all'origine degli investimenti per quanto riguarda l'accesso al capitale sociale della Mauritania.Obbligo di dichiarazione Nessun obbligo di dichiarazione.Organizzazione competente per la dichiarazione La Corte dei Conti della MauritaniaLe richieste di autorizzazioni specifiche È possibile investire in tutti i settori. Tuttavia, nei settori minerario, petrolifero, telecomunicazioni, assicurativo, bancario, è necessario ottenere specifiche autorizzazioni fornite dai ministeri competenti. Parimenti, nel settore della pesca agli investitori stranieri non è consentito detenere più del 49% delle azioni della società. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Temporary Export Manager: il progetto e l’approccio olistico
Il bilanciamento interno (check-up aziendale con valutazione della propensione alla internazionalizzazione) è necessario per definire la situazione di partenza as is. I passaggi successivi consistono nella pianificazione del progetto e nella realizzazione dell'intervento (selezione dei mercati, attività e budget). La fase di planning sarà adattata al know-how dell'azienda e definirà di conseguenza obiettivi sfidanti ma realistici (to be). Temporary Export Manager: la fase di execution L'approccio è olistico ed impatta su tutta la catena del valore e sulle funzioni aziendali: la strategia e la comunicazione devono essere distintive per posizionamento e adattate ai mercati (approccio glocal)la Supply Chain ha il compito di offrire in tempi rapidi prodotti/servizi ad hoc per le esigenze dei clienti e la specificità dei mercatiil marketing pianifica azioni mirate per creare visibilità in funzione dei target (BtoB e BtoC) (sito, approccio social, posizionamento) e per conoscere i mercati (ricerche di mercato, acid tests)l'organizzazione e l'amministrazione di vendita gestiscono la logistica e i pagamenti, selezionano, gestiscono e motivano canale e/o trade con cui realizza e monitorano i piani di mercatoil controllo di gestione supervisiona la capacità finanziaria ed economica e indirizza la politica di pricingla funzione personale presiede il diversity management, stimola la formazione, incentiva le risorse e ne pianifica il fabbisognola funzione legale presiede alla definizione e monitoraggio dei contratti internazionali Il Temporary Export Manager è una figura professionale autonoma slegata da logiche organizzative e indipendente rispetto alle direttive cui è normalmente assoggettato il dipendente. L'imprenditore che si affida al Temporary Export Manager ottiene vantaggi concreti di cui beneficia l'intera organizzazione: maggior orientamento ai risultati e velocità di realizzazione per le svariate esperienze aziendali maturate (in PMI e grandi aziende) con  l'utilizzo di strumenti e metodi già collaudativisione d'insieme ad ampio raggio e trasversalità di competenze (capacità di immedesimarsi in contesti diversi) conferiscono agilità e flessibilità nel problem solvinggestione equilibrata e ferma del cambiamento con una presenza costante in azienda Grazie al lavoro di un Temporary Export Manager orientato naturalmente al mercato e ai clienti, capace di ascoltare e modificare il marketing mix, libero da vincoli organizzativi, l'imprenditore tocca con mano il beneficio di un intervento che nel tempo si paga da solo, trasformando un costo fisso in variabile legato ai risultati.
4 anni fa
Temporary Export Manager: l’analisi della situazione di partenza
La internazionalizzazione oggi è una scelta strategica che impatta tutta l'organizzazione aziendale. Non è solo export ma può implicare la realizzazione di un sito produttivo, di costituzione di una Joint Venture o di un hub logistico e di acquisto. Non si tratta di cogliere eventi spot, ma si realizza compiutamente nel tempo raggiungendo una stabilità di presenza organizzata, continuativa, sostenibile economicamente. Per raggiungere l'obiettivo, è cruciale sviluppare un mix prodotto servizio ed adattarlo ai clienti target di uno o più mercati esteri. Temporary Export Manager: l'analisi della situazione di partenza Il Temporary Export Manager, con le deleghe della proprietà, è il motore di questo processo che prepara, pianifica e realizza coordinando le risorse disponibili al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Per affrontare con efficacia la internazionalizzazione, in una PMI occorre concentrarsi sulle qualità dei fattori interni all'azienda, condizioni essenziali per la corretta messa in pratica. Nel suo operare in fase iniziale, il Temporary Export Manager svolge un intervento diagnostico (check up aziendale) per misurare con metodo e criteri consolidati, per tutte le funzioni e componenti aziendali, le competenze (hard e soft skills) all'interno di una PMI. In sintesi il Temporary Export Manager analizza, con domande strutturate, le caratteristiche chiave vincenti per affrontare la sfida: atteggiamento - attitudine - determinazione - elasticità. La internazionalizzazione è una priorità strategica della proprietà? Servono competenze e conoscenze addizionali e come si acquisiscono nel breve? Come si affrontano con resilienza le battute d'arresto, le ambiguità ed incertezze di mercato? Si opera con  flessibilità nei processi di execution interni?eticità. Come si rispettano le leggi/regole/requisiti per l'ingresso nei mercati esteri?pianificazione ed adattamento. In che modo si può far fronte, prevedendo eventuali piani alternativi, alle esigenze e all'ampiezza delle opportunità di un mercato? Si è attrezzati per capire e modificare con rapidità il marketing mix per adattarlo ai clienti di un nuovo mercato? L'insieme di queste valutazioni permette al Temporary Export Manager di far emergere e consolidare il know-how dell'azienda e a definire la propensione della stessa alla internazionalizzazione. Questo sarà il fondamento per una corretta prosecuzione del progetto con piani e obiettivi concreti fatti su misura per la specificità del committente.
4 anni fa
Temporary Export Manager: vietato improvvisare
In questo blog, ho già illustrato cosa è il Temporary Manager, le sue caratteristiche fondamentali e quando inserirlo in azienda. Con il post di oggi, inizio una serie di tre articoli che approfondisce la figura del Temporary Export Manager. Temporary Export Manager: complessità che non permette improvvisazione Il processo di espansione delle aziende all'estero è certamente legato a fattori esterni alle aziende difficilmente controllabili anche con un'attenta pianificazione. Tra questi pongo l'attenzione su due aspetti che, nel recente sviluppo dell'economia, hanno assunto un peso rilevante e contribuito a rendere più difficile e complesso l'approccio ai mercati: il rischio geopolitico: il minor interventismo delle grandi potenze ha accentuato l'instabilità a livello globale;l'aumento dell'interscambio commerciale tra paesi emergenti (Sud-Sud) ad alta crescita senza l'intermediazione occidentale ha creato nuovi mercati e prodotti (es: microcredito), lo “tsunami digitale” ha portato necessariamente a nuovi modelli di business in un contesto di mercati volatili, incerti, complessi e ambigui dove ci sono molti dati ma poche informazioni utili al processo decisionale che deve avvalersi di tecnologie (Big Data) e competenze (crap detector). Il ciclo di vita si è accorciato così come il vantaggio competitivo sostenibile. Tutto ciò porta le aziende  a confrontarsi con un'inaspettata complessità di selezione e gestione dei canali e  con la reazione del mercato e della concorrenza. Per ovviare alle difficoltà di questo mercato interconnesso sono sorte molteplici opzioni innovative: tecnologie e processi  (Internet of Everything, Industry 4.0) tecniche gestionali ed organizzative  (modelli di e-leadership, lean management), revisioni dell'approccio al mercato e del ciclo attivo (marketing one to one e relazionale) rivoluzionando fortemente gli approcci tradizionali diventati obsoleti. L'obiettivo è quello di rispondere alle esigenze dei mercati e dei clienti e soddisfare i bisogni della sofisticata  piramide del valore: funzionalità, emozionalità, auto-realizzazione, impatto sociale. Si stanno affermando nuovi modelli economici eco sostenibili (sharing economy) per gestire la nuova economia a crescita ridotta, le crisi di varia natura che sempre più si manifestano nei mercati internazionali. L'insieme di questi strumenti, tecnologie e nuovi approcci è in fase di adozione in alcune realtà multinazionali. Risulta più difficile introdurre efficacemente l'innovazione nelle PMI per ragioni culturali e di competenze interne. La spinta al cambiamento è pervasiva e il tempo diventa una variabile critica per eseguire il turnaround. Per espandersi nei mercati esteri non è sufficiente affidarsi a eventi o relazioni spot (contatti privilegiati, opportunità puntuali), ma è imperativo attrezzarsi per il cambiamento ed affidarsi a professionisti come il Temporary Export Manager che può gestire iniziative selezionate in un contesto strategico definito e su misura per la PMI.
4 anni fa
Investire in Marocco. Sì, a cominciare dall’olio di oliva.
Il regno del Marocco, collocato nell’area più occidentale del Maghreb, è considerato un’area in pieno sviluppo è può essere considerato un paese di interesse medio/elevato su cui investire ed operare. Quali i servizi principali? Edilizia civile e privata e servizi sono i principali settori in cui gli investitori internazionali sono al momento maggiormente impegnati . Così come l’industria e il settore agricolo, il cui sviluppo è sostenuto da favorevoli condizioni infrastrutturali, che presentano interessanti opportunità e margini d’intervento; in particolare il secondo, l’agricoltura, riveste un ruolo di primo piano nell’economia del Marocco anche grazie al "Plan Maroc Vert", piano di finanziamenti a fondo perduto varato a fine 2009 con fondi della Banca Mondiale e nazionali. Ed è nell’agricoltura, in particolare nella produzione di olio di oliva che è opportuno guardare. Perché? Due le ragioni principali: la crescente richiesta di olio di oliva a livello mondiale.gli importanti e crescenti investimenti messi in atto dal governo marocchino. Il Marocco è il sesto più grande produttore di olio di oliva Dopo Spagna, Tunisia, Siria, Turchia e Grecia. Attraverso lo sviluppo della propria rete economica, commerciale e dei trasporti a livello internazionale, il Marocco è oggi in una condizione favorevole per venire incontro alle richieste del mercato globale di olio. Il principale mercato di esportazione dell’olio marocchino è quello europeo, in particolare i paesi mediterranei rivieraschi Spagna, Italia e Portogallo, con un prodotto importato di tipo “olio vergine sfuso”, successivamente ri-confezionato in bottiglie ed etichettato con marchi nazionali. Un’ulteriore settore di mercato dell’olio marocchino è rappresentato da un prodotto extra-vergine di gamma “top-line” e destinato, in quantità limitata, a nicchie di mercato europee. Oltre all’Europa, il Marocco ha in essere dal 2006 un rapporto privilegiato (Accordo di libero scambio) con gli Stati Uniti d’America che consente l’importazione “duty-free” di olio marocchino nel mercato statunitense; una condizione privilegiata che ha consentito, nel complesso, un aumento del valore delle esportazioni. Sette le ragioni per investire nell’industria olearia marocchina Vediamole in sintesi: la produzione di olio di oliva è valutato possa triplicarsi entro il 2020;la domanda globale di olio di oliva è in crescita;presenza di generosi incentivi governativi per gli investimenti;prossimità geografica al mercato globale;costi di produzione competitivi;forti investimenti pubblici nel settore oleario;alta qualità del prodotto. Settore della trasformazione dell’olio di oliva: quali le opportunità di business? Gli investitori nazionali ed esteri hanno la possibilità di approfittare di due principali opportunità di business. Il primo è di aumentare la quantità di elaborati di olio d'oliva di qualità per l'esportazione, attraverso la ricerca e l’acquisto di prodotto grezzo da olivicoltori che partecipano a attività di formazione “Progetto di Produttività per gli alberi da frutta” (Fruit Tree Productivity Project). Il secondo è fornire in affitto alle associazioni di agricoltori che partecipano al “Fruit Tree Productivity Project” moderne unità di lavorazione e stoccaggio di olio di oliva, così da prevenire critiche dell’opinione pubblica sulla qualità del prodotto marocchino. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.
4 anni fa
Brexit e Marchio Europeo – Possibile Scenario Futuro
L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, la cd Brexit, è stata un evento storico commentato da più parti quanto agli aspetti politici, economici e sociali. Anche su questo sito ne abbiamo affrontato gli impatti con riferimento all’internazionalizzazione delle imprese. In questo articolo, prendiamo in considerazione i possibili effetti di Brexit sulla tutela del Marchio Europeo. Quando si parla di Marchio Europeo, il territorio di interesse è la Unione Europea nel suo complesso considerata e viaggia parallelamente rispetto ai marchi nazionali di ciascun Stato membro, avendo un proprio Regolamento, un proprio Ufficio competente (EUIPO con sede ad Alicante) e una propria banca dati. Registrando un Marchio Europeo si ottiene tutela automatica e unitaria in tutti gli attuali 28 Paesi della Unione Europea. Non è possibile escludere la tutela in uno o più Paesi membri a scelta. Possibili conseguenze di Brexit sul Marchio Europeo? Il sopra citato regolamento del Marchio Europeo non disciplina l'ipotesi di uscita dalla stessa Unione Europea di un Paese membro. A rigor di logica potrebbe essere applicato in senso contrario il princìpio in vigore in caso di nuovo Paese entrante; quando ad esempio la Croazia entrò a far parte della Unione Europea, la tutela si estese automaticamente ad essa senza alcun costo aggiuntivo per i titolari dei marchi. Pertanto non sembrerebbe molto lontano dal vero ipotizzare che, con l'uscita del Regno Unito dalla Unione Europea, la tutela del Marchio Europeo non esplichi più i suoi effetti in tale Paese. Tuttavia tale soluzione comporterebbe delle conseguenze onerose per chi, titolare di un Marchio Europeo e con attività nel Regno Unito, si ritroverebbe senza la necessaria tutela per il proprio brand. Cosa potrebbe accadere in concreto? Si auspica che il Regno Unito disciplini le modalità di conversione (da Marchio Europeo a Marchio nazionale inglese). La conversione potrebbe essere automatica o avviata con apposita domanda. In entrambe le ipotesi sarebbe probabile che la tutela decorra dalla data in cui è iniziata a decorrere la tutela del Marchio Europeo. Altra criticità connessa alla Brexit è legata all’obbligo di utilizzo del marchio entro cinque anni dalla registrazione. La normativa della Unione Europea prevede che l’obbligo di utilizzo del marchio è soddisfatto se l’utilizzo avviene in una parte sostanziale del territorio (l’uso in un solo Stato membro è stato in più casi ritenuto soddisfacente dalla Giustizia Europea). Quale sarà la sorte del Marchio Europeo utilizzato solo nel Regno Unito? Sarà la Unione Europea a dover decidere come considerare l’uso di tale marchio nel Regno Unito; potrebbe essere previsto un periodo transitorio in cui sarà data la possibilità ai titolari di Marchio Europeo di estendere l’utilizzo ad altri Paesi della Unione Europea. L’EUIPO non può stabilire accordi con i singoli stati membri e, infatti, il quadro normativo concernente il Marchio Europeo ed i disegni e modelli comunitari viene determinato dalla Unione Europea e dal Consiglio. Non rimane che attendere i prossimi sviluppi che commenteremo tempestivamente.
4 anni fa
Italia-Turchia: a rischio il rapporto commerciale privilegiato?
La stabilità politica interna della Turchia – primo territorio per rilevanza nell'area del vicino Oriente – è stato a lungo il fattore determinante che ha reso convenienti gli investimenti delle aziende estere; ma oggi le dinamiche interne al paese, insieme alla minaccia del terrorismo, potrebbero determinare un cambio di situazione e avere effetti significativi sulle attività delle aziende straniere nel medio periodo. Una situazione incerta Non il tentativo di golpe di per sé, ma la reazione del governo turco e l’opera di epurazione generalizzata degli oppositori (o supposti tali) potrebbero danneggiare in maniera grave l’economia della Turchia a causa dell’allontanamento di molti manager e della possibile riduzione degli investimenti aziendali in attesa di capire quali saranno gli sviluppi politici nel breve periodo; una possibilità che è conseguenza dell’incerta stabilità del paese dovuta, oltre al tentato golpe e alle sue ancor più deleterie ripercussioni “autoritaristiche”, ma anche del rischio “terrorismo” e del sostanziale stato di guerra civile che infiamma il sud del paese intorno all’annosa questione curda. Indefinita la situazione al momento, e le stime non possono che essere puramente teoriche. Ciò che più conta è la stabilità e la continuità dei rapporti commerciali. L’Italia, insieme a Germania e Francia, è uno dei principali partner commerciali della Turchia – il quinto, mentre la Turchia è il decimo per l’Italia – e il totale degli investimenti si aggira intorno ai 10 miliardi per l’export (settori meccanico industriale in primis, e poi estrattivo, automobilistico con la FCA e chimico) e di 6,6 miliardi per l’import (settori automobilistico, manifatturiero, metallurgico), grazie alle circa 1.300 imprese che lì hanno deciso di investire; a tutto ciò va sommato il settore del turismo. Importante è il ruolo delle aziende italiane impegnate nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali come autostrade, ponti (la Astaldi è impegnata in un progetto da € 2,5 miliardi), tunnel (la Italferr per il progetto “Eurasia Tunnel”, la galleria stradale sottomarina da € 5,3 milioni); ma anche nel settore bancario (Unicredit, con un controllo del 40,9% sulla turca Yapi Kredit Bank). Sul piano finanziario, la decisione dell’agenzia Standard & Poor's di tagliare il rating sul credito in valuta estera della Turchia abbassando le prospettive da “stabili” a “negative” è stata definita dal presidente turco Erdogan come una scelta politica di parte e ingiustificata; ma è comunque una scelta che potrà avere ripercussioni significative nell’afflusso di capitali. Chi è disposto ad avventurarsi in investimenti di capitale in un paese classificato come instabile e a rischio? Ad oggi non è facile quantificare l’eventuale effetto sul prodotto interno lordo italiano di questa situazione, ma le conseguenze dirette sulle aziende italiane che lì operano sono stati minimi: nessuna interruzione della produzione a fronte di un innalzamento delle misure di sicurezza. Per contro, paga il prezzo maggiore il settore del turismo, messo a dura prova in particolare dopo l’attacco terroristico del 28 giugno all’aeroporto di Istanbul, con una flessione del 45% dall’inizio dell’anno; una situazione che, paradossalmente, potrebbe essere vantaggiosa per il settore turistico italiano su cui verrà deviato il flusso turistico da Germania, Usa e Francia di Turchia, Egitto e Tunisia. Quali, nel complesso, le società italiane quotate più esposte? La britannica Jci Capital Ltd valuta che il premio al rischio per gli asset turchi non possa che salire, insieme ad una riduzione del valore sottostante, in un paese dove gli elevati rendimenti sono lo specchio degli scomodi problemi di governance e democrazia. Il settore bancario sarebbe quello maggiormente esposto ai rischi dell’instabilità, seguito da quello del cemento (Astaldi e Cementir – con € 530 milioni di investimento – le aziende soggette a maggior rischio). E ancora, come abbiamo visto, il settore del turismo. Questi i principali titoli italiani in Turchia: Astaldi (infrastrutture): stabile (la quotazione precedente al tentato golpe, a € 4,04 è di poco superiore a quella attuale – 3,99 euro);Azimut (risparmio): titolo cresciuto (da € 14,76 a € 15,17);Cementir (edilizia): titolo in diminuzione;Cnh Industrial (automobilistico commerciale);Unicredit (bancario): esposto a maggiori rischi;Ricordati (farmaceutica): stabile, situazione immutata (titolo in crescita). Analisi, valutazioni, previsioni Nel complesso, nel merito delle esportazioni, è prevedibile un evoluzione positiva dell’attuale situazione, con un margine di incremento potenziale del 20/30% nel medio periodo. Relativamente alle opportunità di sviluppo commerciale sul medio periodo, i settori di maggiore apprezzamento sono il manifatturiero (tessile e abbigliamento), infrastrutturale e meccanico-strumentale. Le valutazioni non dovrebbero subire significative ripercussioni in quanto la Turchia ha contenuto un significativo rischio politico, ma paga il pegno di un altrettanto significativo rischio di credito. Una situazione che comunque, più in generale, dovrebbe indurre a mantenere gli investimenti in Turchia, pur con grande attenzione alla ri-definizione delle strategie aziendali al fine di anticipare e contenere i rischi derivanti dagli sviluppi economico-commerciali, finanziari e politico-sociali. Brief Global Market Analysis di Claudio Bertolotti ha l’ambizione di rispondere alle necessità degli imprenditori che guardano al mercato globale alla ricerca di importanti opportunità.