4 anni fa
Droni: normativa e regolamentazione attuale e futura
Seconda e ultima parte del resoconto relativo all’evento #LegalHack: Drones organizzato da Torino Legal Hackers. Qui la prima parte. Dopo aver parlato dei settori di applicazione dei droni, dei numeri del mercato e degli impatti privacy, in questo post parliamo di normativa e regolamentazione. I Regolamenti vigenti La attuale normativa sull’uso dei droni si basa su due testi: il Regolamento CE n. 216/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 febbraio 2008 (il “Regolamento Basico”);il Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto emesso dall’ENAC il 16 dicembre 2013 (il “Regolamento ENAC”). Il Regolamento Basico disciplina il settore dell’aviazione civile in generale e, in particolare, l’uso dei droni con massa operativa al decollo superiore a 150 kg. Le Autorità aeronautiche civili nazionali sono chiamate a disciplinare i droni con peso inferiore a tale soglia e l’ENAC è stata una delle prime autorità nazionali a intervenire nel settore. Il Regolamento ENAC Dall’esame del Regolamento ENAC, modificato da ultimo il 22 dicembre 2016 (in data successiva all’evento), emergono una forte burocratizzazione delle procedure per ottenere il patentino per pilotare i droni per finalità non ricreative e numerosi limiti all’uso dei droni, soprattutto con riferimento alle aree urbane. Queste procedure e limiti creano vincoli allo sviluppo del settore in Italia. Per meglio coglierli, bisogna prima precisare che il Regolamento ENAC: suddivide droni per massa operativa al decollo (ossia il peso al momento del decollo):  fino a 300 gr, fino a 2 kg, fino a 25 kg. e fino a 150 kg;distingue due tipi di attività: operazioni critiche e operazioni non critiche;individua tre tipologie di interventi in base alla visibilità: VLOS, BVLOS e EVLOS. La combinazione di questi tre fattori (peso, attività e visibilità) determina limiti e precauzioni nell’uso dei droni. Il Regolamento ENAC si applica a tutte le “operazioni specializzate”, intendendosi con esse i servizi resi con droni a titolo oneroso o gratuito. In sostanza, ogni attività non ricreativa effettuata con un drone rientra nel Regolamento ENAC. E, quindi, è soggetta a tutte le norme, ivi inclusa la disposizione di cui all’art. 7, comma terzo, secondo cui pilota e committente sono tenuti a sottoscrivere un apposito contratto che disciplina il servizio reso. Aspetti critici del Regolamento ENAC Nel dicembre 2015, l’ENAC ha introdotto l’obbligo del paraelica per i droni con peso inferiore ai 300 gr. Questo intervento ha creato significativi problemi per tutti quei droni che erano stati progettati per pesare meno di 300 gr. con videocamera equipaggiata poiché, nei microdroni, ogni grammo è prezioso e i produttori hanno dovuto rivedere tutti i relativi progetti con gravi impatti imprenditoriali.   Altro tema molto sensibile è il divieto assoluto di sorvolo di assembramenti di persone, sia all’aperto sia al chiuso, qualora queste persone non abbiano prestato un espresso consenso. In sostanza, al di fuori del mondo del cinema, non è possibile sorvolare gruppi di persone in occasione di cortei, di concerti o di eventi pubblici. Il sorvolo di aree urbane è possibile solo per quei piloti muniti di patentino per aree critiche, licenza particolarmente difficile da ottenere che include anche una sorta di certificazione dei droni che già sono legalmente commercializzati. Normativa: uno sguardo al futuro Questa infografica esprime in modo efficace come la Commissione Europea intende disciplinare nel prossimo futuro il fenomeno dei droni nella Unione Europea modificando completamente l’approccio al momento usato dal Regolamento Basico e dal Regolamento ENAC, e andando così incontro alle esigenze espresse nella Dichiarazione di Riga del 6 marzo 2015. Il Regolamento Basico disciplina l’aviazione civile “classica”, ossia aerei di linea, voli privati e servizi a terra. Ma in futuro dovrà disciplinare anche il mondo dei droni. Pertanto, non solo il volo dei droni a se stante, ma anche i settori di relativa applicazione quali ispezioni aeree, ispezioni di strutture energetiche, esplorazioni di siti industriali, agricoltura di precisione. Inoltre, le nuove norme dovranno valutare le applicazioni dei droni in considerazione dell’altitudine e della eterogeneità degli stessi quanto a peso, dimensioni e finalità. Per cui dovranno essere presi in considerazione i droni piccoli a bassa quota (sotto i 150 m.) per il mondo cinematografico, ispettivo, logistico e agricolo, nonché i droni di grandi dimensioni per il settore telecomunicazioni ad altitudini superiore a quelle dei voli di linea (20.000 m.). Infine, le regole di sicurezza attuali dovranno considerare le applicazioni a bassissimo rischio dei droni piccoli (finalità ricreative o fotografiche, cinematografiche o industriali) con regole molto flessibili. I nuovi regolamenti europei in discussione La Commissione Europea  ha diffuso la bozza di discussione del nuovo regolamento europeo in tema di aviazione civile che andrà a sostituire il Regolamento Basico e a fornire una normativa dedicata ai droni a prescindere dal peso (la “Bozza”). Parallelamente, l’EASA ha circolarizzato la bozza di regolamento di attuazione che sostituirà le regolamentazioni nazionali (il “Prototype”). Infatti, la Commissione Europea si è resa conto che lasciare alle Autorità nazionali il compito di disciplinare l’uso dei droni al di sotto dei 150 kg. comporta il rischio della creazione di tanti mercati locali indipendenti con ripercussioni negative sullo sfruttamento imprenditoriale comunitario del fenomeno droni. Un quadro regolamentare unitario a livello di Unione Europea ha dunque il preciso scopo di favorire la nascita del mercato unico dei droni e di far sviluppare nei Paesi della Unione Europea questo fondamentale settore a scopo civile e industriale. Il nuovo corso regolamentare attuerà un sistema di regole basato sui rischi e sulle prestazioni affinché, come espresso nella Bozza, vi sia “un approccio più proporzionato e flessibile alla regolamentazione della sicurezza e l’eliminazione delle regole che possono soffocare l’imprenditorialità mediante obblighi troppo restrittivi”. Il metodo basato su prestazioni e rischi è evidente nel Prototype che, superando il concetto di peso del drone, identifica tre categorie di attività che determinano i vincoli nell’uso dei droni: open: categoria a basso rischio, non servono autorizzazioni;specific: categoria a rischio intermedio, servono autorizzazioni; certified: categoria ad alto rischio, servono drone, pilota e operatore certificati. Droni: innovazione che merita una normativa adeguata I droni rappresentano una opportunità economica e imprenditoriale di entità particolarmente ampia, soprattutto se si considera l’eterogeneità delle possibili applicazioni. La normativa attuale, italiana ed europea, è inadeguata all’effettivo sviluppo di questo mercato in costante crescita e in un contesto di corretta risposta alle domande di tutela da parte dei cittadini su sicurezza e privacy. La Commissione Europea ha dimostrato di aver compreso le numerose sfaccettature, economiche e sociali, dell’uso dei droni e la nuova normativa europea in discussione pone le basi fondamentali per il giusto sviluppo di questa dirompente e versatile innovazione. Sull'Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.
4 anni fa
Droni: innovazione, mercato e privacy
L’evento #LegalHack: Drones del 12 dicembre, organizzato da Torino Legal Hackers in collaborazione con Talent Garden Torino, ha permesso a startupper e giuristi di approfondire la correlazione tra sviluppi di mercato e evoluzione normativa con riferimento ai droni. I droni sono silenziosi, agili e non espongono i piloti a rischi: rendono quindi possibili operazioni irrealizzabili anche con gli elicotteri che, per via di dimensioni, peso, spostamenti d’aria e costi, non possono avvicinarsi a taluni obbiettivi o muoversi in spazi ristretti. Nel corso dell’incontro del 12 dicembre lo startupper Simone Russo, fondatore di Immodrone, ha fornito importanti dati inerenti le applicazioni dei droni e i numeri del mercato di riferimento in un dialogo costruttivo con Riadi Piacentini, esperto di privacy, e con lo scrivente in tema di regolamentazione attuale e possibili modifiche future. La Commissione Europea crede alle potenzialità economiche dei droni e quindi ha deciso di avocare a sé la responsabilità normativa al fine di creare un mercato comune europeo dei droni. I numeri del mercato di riferimento I droni rappresentano un’opportunità economica fondamentale in numerosi settori e con alti tassi di crescita: il mercato italiano vale oggi già € 350.000.000,00 con un tasso di crescita del 16%;secondi i dati della Commissione Europea, il mercato dei droni varrà circa € 15 miliardi nei prossimi anni in Europa con la generazione di circa 150.000 posti di lavoro;le previsioni globali parlano di un mercato mondiale pari a € 86 miliardi nel prossimo decennio con tassi di crescita del 150%. E i trend attuali ne sono la dimostrazione: gli USA contano circa 350.000 piloti (dati febbraio 2016) e in UE ce ne sono circa 20.000, di cui 1.000 in Italia. Da un punto di vista di produzione, il mercato è nettamente condotto dalla cinese DJI che, con un fatturato di USD 1 miliardo, detiene circa il 70% del mercato, seguita da Parrot (Francia). I settori di applicazione Le applicazioni civili dei droni coprono innumerevoli campi e svariate finalità, passando dal settore agricolo a quello umanitario, dalla raccolta dati alla logistica: mappature geografiche e urbanistiche: nuvole di punti per la modellazione 3D (come la mappatura del Cervino) o per la progettazione di immobili;ispezioni civili e industriali: tetti di edifici, tralicci e piattaforme petrolifere;termografia per certificazioni energetiche;fotogrammetria per terreni ed edifici;agricoltura di precisione: applicazione di diserbanti e insetticidi; studio delle colture per migliorare efficienza e fertilità; in Italia oggi si sta diffondendo nella viticoltura di precisione per il rapporto costi/benefici;interventi di aiuto in zone colpite da calamità naturali non raggiungibili da altri mezzi;prevenzione, sicurezza e controllo;logistica: consegna di prodotti dove Amazon è in prima linea;nautica: riprese di yacht (costi più bassi rispetto all’elicottero) o di barche a vela (riprese ravvicinate impraticabili da un elicottero per lo spostamento d’aria);matrimoni: riprese video; cinematografia. Questo elenco, non esaustivo, evidenzia i determinanti impatti che i droni hanno e avranno nei più svariati settori economici e sociali. Sicurezza I droni sollevano preoccupazioni dal punto di vista della sicurezza per cui sono state previste  svariate precauzioni regolamentari e tecniche. Per esempio: i droni non possono volare ad altezza superiore ai 150 m.;è vietato il volo dei droni nel raggio di 5 km attorno agli aeroporti per non creare difficoltà al traffico aereo;il sorvolo di zone rilevanti (i.e. Piazza San Pietro a Roma o Piazza Duomo a Milano) è vietato per motivi di terrorismo;i droni sono spesso equipaggiati con un terminatore di volo azionato da remoto, con un paracadute per evitare danni, con sistemi di controllo ridondanti;i piloti devono essere muniti di apposita assicurazione. Privacy e Droni Il secondo aspetto sensibile da un punto di vista sociale è la privacy, tema ancora legato alle specifiche normative locali. Per esempio, una sentenza svedese ha equiparato l’uso di una videocamera equipaggiata a un drone alla videosorveglianza, attività lecita solo dietro specifica autorizzazione. In Italia, l’art. 34 del Regolamento ENAC, dedicato alla privacy, si limita a citare l’argomento prevedendo, da un lato, l’obbligo di far presente all’ENAC se l’operazione possa comportare il trattamento di dati personali e, dall’altro, l’applicazione integrale del Codice Privacy (in particolare dell’art. 3). Quindi, in Italia non esiste una disciplina privacy dedicata ai droni ed è necessario ragionare sui principi generali partendo proprio dall’art. 3 del Codice Privacy. Tale articolo esprime il principio di necessità del trattamento dei dati secondo cui i prodotti (software e hardware) devono essere configurati in modo da favorire l’uso di dati anonimi o aggregati cosicché l’interessato sia identificabile solo se necessario. A oggi, dunque, non esistono regole specifiche e, se consideriamo che il Codice Privacy italiano risale al 2003, è facile rendersi conto di come le regole generali in tema privacy siano inadeguate alla nuova realtà informatica e tecnologica. A livello europeo, l’intervento più recente sul tema privacy è la Opinion 1/2015 on Privacy and Data Protection Issues relating to the utilisation of Drones adottata dallo Article 29 Data Protection Working Party (gruppo di lavoro formato dalle autorità garanti locali) in data 16 giugno 2015. In questo documento, il Working Party: rileva i numerosi rischi privacy associati all’uso dei droni quali assenza di trasparenza sul trattamento, sul tipo di dati raccolti e sulle finalità;ricorda l’applicabilità dei principi di proporzionalità e trasparenza nella raccolta e trattamento dei dati;raccomanda a policymakers e costruttori di seguire i principi di privacy by design e privacy by default. E il nuovo regolamento europeo in materia di privacy, che diventerà applicabile il 25 maggio 2018, si muove proprio in questo senso e ha un focus specifico sulle nuove tecnologie (ma non disciplina nello specifico l’uso dei droni). Infatti, diventano concetti chiave i menzionati principi di: privacy by design:  i processi e i prodotti, sin dalla fase di progettazione, devono essere tali da tutelare i dati personali che saranno successivamente trattati;privacy by default: i dati personali devono essere sempre trattati in modo da tutelare l’interessato. ****** Vi aspetto il prossimo mese per la seconda parte del resoconto sull’evento #LegalHack: Drones, incentrato sugli aspetti normativi, ormai prossimi a una positiva evoluzione per il settore. Sull'Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.
4 anni fa
Direttiva UE su tutela know-how e segreti commerciali
Ad oggi, non in tutti i Paesi UE esiste una tutela specifica a protezione del know-how e dei segreti commerciali e, in ogni caso, le normative già esistenti sono tra loro differenti. Secondo la Commissione Europea un’impresa su cinque subisce il furto di segreti commerciali. La recente Direttiva 8 giugno 2016, n. 2016/943 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, L 157, 15 giugno 2016) porrà rimedio a tale diversificazione di strumenti legali a tutela dei propri assets immateriali, veri e propri vantaggi competitivi da proteggere. La Direttiva, infatti, ha come obiettivo primario la creazione di un sistema legislativo uniforme che tuteli le imprese dal furto dei segreti commerciali, ottenendo giustizia e il relativo risarcimento per il danno subito. La tutela dei segreti commerciali secondo la Direttiva UE Secondo il testo approvato, per “segreti commerciali” si intendono informazioni che: a) siano segrete: non devono essere, nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi, generalmente note o facilmente accessibili a persone che normalmente si occupano del tipo di informazioni in questione; b) abbiano valore commerciale in quanto segrete; c) siano state sottoposte a misure idonee per mantenerle segrete, entro limiti ragionevoli a seconda delle circostanze. Il furto di informazioni segrete si configura se avviene senza l’autorizzazione dell’impresa tramite l’accesso, l’appropriazione o la copia di documenti, oggetti, materiali, sostanze o file elettronici, oppure con qualsiasi altra condotta contraria alle leali pratiche commerciali. L’uso o la divulgazione di segreti commerciali sono illeciti se eseguiti da chi: a) ha acquisito le informazioni segrete illecitamente; b) viola un accordo di riservatezza; c) viola un obbligo contrattuale o di altra natura che impone limiti all’utilizzo dei segreti commerciali; d) sa, o dovrebbe sapere, che i segreti commerciali sono stati ottenuti illecitamente da un terzo. Inoltre anche la produzione, l’importazione, l’esportazione e la vendita di prodotti che violano i segreti commerciali sono illeciti. Nello svolgersi della procedura giudiziaria dovrà essere garantita la tutela della riservatezza dei segreti commerciali stessi e ogni Stato membro dovrà rendere disponibili una serie di misure che permettano alle imprese di contrastare con efficacia e rapidità, anche durante l’iter giudiziale, i danni derivanti dal furto dei segreti commerciali (es. misure provvisorie e cautelari). Per quanto riguarda il risarcimento del danno, secondo la Direttiva, lo stesso dovrà essere calcolato non solo in base alle conseguenze economiche (i mancati profitti della parte lesa e i profitti realizzati illecitamente dall’autore della violazione), ma anche tenendo conto di fattori non strettamente economici come, ad esempio, il danno reputazionale. I Paesi UE avranno due anni di tempo a partire dalla data di pubblicazione della nuova direttiva per adeguare le norme nazionali sulla protezione dei segreti commerciali alla nuova direttiva UE. E in Italia? In Italia, i segreti commerciali sono attualmente tutelati dal Codice della Proprietà Industriale in vigore dal 2005 e la divulgazione di informazioni segrete è punita anche dalle norme sulla concorrenza sleale del Codice Penale.
5 anni fa
Stampa 3D: un cambio di paradigma
Come molti di voi sanno, il 4 ottobre si è tenuto l’evento #LegalHack: Stampa 3D organizzato da Torino Legal Hackers, il primo capitolo italiano della community globale Legal Hackers, in collaborazione con Talent Garden Torino. È stata un’occasione di approfondimento tra imprenditori, startuppers, innovatori e giuristi che, in un clima informale, hanno coinvolto la platea per discutere degli impatti che sta avendo, e che avrà ancora di più in futuro, la Stampa 3D a livello B2B e B2C. Ma un concetto, su tutti, ha accomunato i punti di vista dei relatori, tra cui gli imprenditori Alberto Barberis di Protocube Reply e Marco Zappia di 3doers: la Stampa 3D è una tecnologia che comporta un “cambio di paradigma”. E ciò è vero su molteplici piani. Ma partiamo dalle basi. Cosa è la stampa 3D? Il termine Stampa 3D indica la produzione di beni tridimensionali, rappresentati da file digitali 3D, attraverso la manifattura additiva. La manifattura additiva, in opposizione alla produzione sottrattiva, avviene attraverso la sovrapposizione di strati di materiale. Esempi di manifattura additiva sono la modellazione a deposizione fusa (basata su bobine di filamenti di plastica o di metallo) o la sinterizzazione laser (che sfrutta materiale in polvere). Peculiarità della manifattura additiva sono: la possibilità di creare forme geometriche complesse altrimenti non realizzabili;usare meno materiale mantenendo inalterata resistenza e funzionalità dei prodotti.  Tra il 2010 e il 2015 sono scaduti i brevetti inerenti le tecnologie alla base della Stampa 3D e questo ha portato un incremento della concorrenza nel settore della produzione delle stampanti 3D e un decremento dei costi, soprattutto nel settore delle stampanti non ad applicazione industriale con la conseguente esplosione del fenomeno dei makers. Cambio di paradigma: industriale La Stampa 3D può semplificare il processo produttivo sotto due aspetti. A livello di processo, si possono progettare i prodotti con software di modellazione 3D. I file, opportunamente renderizzati, possono essere tradotti in immagini realistiche in sostituzione dei prototipi per gli shooting fotografici. Di conseguenza, la creazione delle pubblicità e dei depliant diventa molto più rapida e meno costosa in quanto non serve (i) produrre il bene e (ii) ingaggiare un fotografo. A livello produttivo, è possibile fabbricare i prototipi o i mock-up in un paio di giorni, e non in qualche mese, con significative riduzioni, impensabili fino a qualche anno fa, di tempi e di costi. Similmente, la produzione di serie limitate o componenti non standard può avvenire a costi e tempi inferiori rispetto a dover creare e acquistare uno stampo apposito. La difficoltà è far comprendere agli imprenditori i reali benefici della Stampa 3D e, a tal proposito, i relatori hanno voluto sfatare alcuni miti precisando che: le stampanti 3D, almeno per il momento, non possono sostituire integralmente l’intera catena di montaggio;la Stampa 3D non permette di produrre qualunque cosa, ma dipende dal tipo di materiale e dai volumi;la modellazione dei file digitali 3D e la produzione 3D richiede competenze tecniche di alto profilo e un’adeguata formazione. Cambio di paradigma: modello di business In un prossimo futuro, quando i negozi di Stampa 3D dedicati ai consumatori saranno più diffusi e più persone possiederanno una stampante 3D in casa, alcune imprese potranno passare dalla vendita di beni alla vendita di file, trasferendo al compratore l’onere della produzione. Ciò significa saltare tutta la filiera di vendita rappresentata da produttore, trasportatore, distributore e rivenditore con i relativi rincari di prezzo. Il principale svantaggio legato a questo modello di business è la incertezza della qualità dei prodotti. Come accennato, stampare in 3D richiede competenze specifiche e l’esito finale della stampa tridimensionale dipende da molti fattori quali (i) tipo di stampante, (ii) qualità del materiale e (iii) esperienza nell’uso della stampante (corretto posizionamento della piattaforma di stampa e temperatura interna). Per cui il medesimo file 3D può dare luogo a prodotti finali con sensibili differenze gli uni rispetto agli altri. Cambio di paradigma: proprietà intellettuale e responsabilità Nei rapporti B2B, dove sono coinvolti l’impresa che offre soluzioni industriali di Stampa 3D, i designers e le imprese produttrici, la proprietà intellettuale e lo scambio di informazioni sono tutelati con contratti di confidenzialità che spesso includono una clausola penale che quantifica in via anticipata il danno in caso di inadempimento. Ma, essendo la Stampa 3D basata su file digitali, è bene tenere presente che i contratti di confidenzialità offrono una tutela obbligatoria, ossia non è possibile obbligare il soggetto inadempiente a pagare la penale. Bisogna ottenere un provvedimento da un giudice e instaurare una esecuzione forzata che può avere risultati piuttosto scarsi. Proprio perché parliamo di un mondo digitale, le soluzioni contrattuali devono anch’esse basarsi su strumenti tecnologici in modo da passare da un modello di rapporti basato sulla fiducia a un modello trustless, per esempio sfruttando gli smart contracts (e la relativa piattaforma blockchain) o strumenti di digital rights management quali algoritmi che, inclusi nel file di modellazione 3D, permettono un numero predeterminato di stampe. Nei rapporti B2C, il nodo fondamentale è la responsabilità in caso di difetti del prodotto stampato, soprattutto in una situazione in cui potrebbe essere complesso dimostrare l’errore. Errore del file di modellazione 3D? Difetto della stampante 3D? Errore in fase di stampa? E ancora, in un mondo futuro in cui ciascuno di noi potrà possedere una stampante 3D, modellare un file 3D con strumenti di grafica semplificati e scaricare file 3D da piattaforme online o P2P come Thingiverse e Shapeways, esisterà ancora la dicotomia produttore/consumatore? O i ruoli saranno mescolati e confusi? Questi quesiti risultano particolarmente pressanti se si pensa che questo mondo futuro, in parte, esiste già adesso. Lato proprietà intellettuale, i brevetti e i disegni industriali sono le forme di privativa più esposte alla violazione con la diffusione della Stampa 3D. Si stanno diffondendo i timori e la diffidenza dell’epoca della condivisione di musica e film, resi emblematici dai casi Napster, Kazaa ed Emule. Consci di queste esperienze, è possibile che saranno applicate sanzioni ai soggetti intermediari (ossia coloro i quali facilitano lo scambio di file di modellazione 3D in violazione della proprietà intellettuale dei titolari) e tasse sugli strumenti che permettono di stampare in 3d (come oggi avviene per hard disk, CD e DVD). In tale contesto, lo strumento del segreto industriale, se coadiuvato da sistemi di autotutela trustless, potrebbe essere sostitutivo delle protezioni conferite dai brevetti e dal disegno industriale. Cambio di paradigma: conclusioni La Stampa 3D porta effettivamente con sé un cambio di paradigma, ma molto più profondo di quanto non possa emergere dal breve resoconto qui sopra. Non una rivoluzione dei soli modi di creare, di produrre, di vendere e di condividere i beni. Non un impatto meramente produttivo e imprenditoriale. Si tratta di rivoluzione economico-sociale e tecnico-scientifica. Basti pensare ai progetti della NASA di stampare in 3D cibo per gli astronauti e componenti di ricambio direttamente sulle stazioni spaziali al fine di favorire i viaggi nello spazio verso mete più lontane. O, senza dover andare nel cosmo, provate a guardare l’intervento del Dottor Anthony Atala al TED Long Beach California del marzo 2011 che, racconta di come ha prodotto con una stampante 3D, insieme alla sua equipe medica, il prototipo di un fegato umano per un trapianto. Circostanza fortunatamente diventata realtà nel 2016 per una bimba di 3 anni. Un vero cambio di paradigma. Sull'Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.