Stampa 3D: un cambio di paradigma

Stampa 3D: un cambio di paradigma

Come molti di voi sanno, il 4 ottobre si è tenuto l’evento #LegalHack: Stampa 3D organizzato da Torino Legal Hackers, il primo capitolo italiano della community globale Legal Hackers, in collaborazione con Talent Garden Torino.

È stata un’occasione di approfondimento tra imprenditori, startuppers, innovatori e giuristi che, in un clima informale, hanno coinvolto la platea per discutere degli impatti che sta avendo, e che avrà ancora di più in futuro, la Stampa 3D a livello B2B e B2C.

Ma un concetto, su tutti, ha accomunato i punti di vista dei relatori, tra cui gli imprenditori Alberto Barberis di Protocube Reply e Marco Zappia di 3doers: la Stampa 3D è una tecnologia che comporta un cambio di paradigma. E ciò è vero su molteplici piani.

Ma partiamo dalle basi.

Cosa è la stampa 3D?

Il termine Stampa 3D indica la produzione di beni tridimensionali, rappresentati da file digitali 3D, attraverso la manifattura additiva.

La manifattura additiva, in opposizione alla produzione sottrattiva, avviene attraverso la sovrapposizione di strati di materiale. Esempi di manifattura additiva sono la modellazione a deposizione fusa (basata su bobine di filamenti di plastica o di metallo) o la sinterizzazione laser (che sfrutta materiale in polvere).

Peculiarità della manifattura additiva sono:

  • la possibilità di creare forme geometriche complesse altrimenti non realizzabili;
  • usare meno materiale mantenendo inalterata resistenza e funzionalità dei prodotti. 

Tra il 2010 e il 2015 sono scaduti i brevetti inerenti le tecnologie alla base della Stampa 3D e questo ha portato un incremento della concorrenza nel settore della produzione delle stampanti 3D e un decremento dei costi, soprattutto nel settore delle stampanti non ad applicazione industriale con la conseguente esplosione del fenomeno dei makers.

Cambio di paradigma: industriale

La Stampa 3D può semplificare il processo produttivo sotto due aspetti.

A livello di processo, si possono progettare i prodotti con software di modellazione 3D. I file, opportunamente renderizzati, possono essere tradotti in immagini realistiche in sostituzione dei prototipi per gli shooting fotografici. Di conseguenza, la creazione delle pubblicità e dei depliant diventa molto più rapida e meno costosa in quanto non serve (i) produrre il bene e (ii) ingaggiare un fotografo.

A livello produttivo, è possibile fabbricare i prototipi o i mock-up in un paio di giorni, e non in qualche mese, con significative riduzioni, impensabili fino a qualche anno fa, di tempi e di costi. Similmente, la produzione di serie limitate o componenti non standard può avvenire a costi e tempi inferiori rispetto a dover creare e acquistare uno stampo apposito.

La difficoltà è far comprendere agli imprenditori i reali benefici della Stampa 3D e, a tal proposito, i relatori hanno voluto sfatare alcuni miti precisando che:

  • le stampanti 3D, almeno per il momento, non possono sostituire integralmente l’intera catena di montaggio;
  • la Stampa 3D non permette di produrre qualunque cosa, ma dipende dal tipo di materiale e dai volumi;
  • la modellazione dei file digitali 3D e la produzione 3D richiede competenze tecniche di alto profilo e un’adeguata formazione.

Cambio di paradigma: modello di business

In un prossimo futuro, quando i negozi di Stampa 3D dedicati ai consumatori saranno più diffusi e più persone possiederanno una stampante 3D in casa, alcune imprese potranno passare dalla vendita di beni alla vendita di file, trasferendo al compratore l’onere della produzione.

Ciò significa saltare tutta la filiera di vendita rappresentata da produttore, trasportatore, distributore e rivenditore con i relativi rincari di prezzo.

Il principale svantaggio legato a questo modello di business è la incertezza della qualità dei prodotti. Come accennato, stampare in 3D richiede competenze specifiche e l’esito finale della stampa tridimensionale dipende da molti fattori quali (i) tipo di stampante, (ii) qualità del materiale e (iii) esperienza nell’uso della stampante (corretto posizionamento della piattaforma di stampa e temperatura interna). Per cui il medesimo file 3D può dare luogo a prodotti finali con sensibili differenze gli uni rispetto agli altri.

Cambio di paradigma: proprietà intellettuale e responsabilità

Nei rapporti B2B, dove sono coinvolti l’impresa che offre soluzioni industriali di Stampa 3D, i designers e le imprese produttrici, la proprietà intellettuale e lo scambio di informazioni sono tutelati con contratti di confidenzialità che spesso includono una clausola penale che quantifica in via anticipata il danno in caso di inadempimento.

Ma, essendo la Stampa 3D basata su file digitali, è bene tenere presente che i contratti di confidenzialità offrono una tutela obbligatoria, ossia non è possibile obbligare il soggetto inadempiente a pagare la penale. Bisogna ottenere un provvedimento da un giudice e instaurare una esecuzione forzata che può avere risultati piuttosto scarsi.

Proprio perché parliamo di un mondo digitale, le soluzioni contrattuali devono anch’esse basarsi su strumenti tecnologici in modo da passare da un modello di rapporti basato sulla fiducia a un modello trustless, per esempio sfruttando gli smart contracts (e la relativa piattaforma blockchain) o strumenti di digital rights management quali algoritmi che, inclusi nel file di modellazione 3D, permettono un numero predeterminato di stampe.

Nei rapporti B2C, il nodo fondamentale è la responsabilità in caso di difetti del prodotto stampato, soprattutto in una situazione in cui potrebbe essere complesso dimostrare l’errore. Errore del file di modellazione 3D? Difetto della stampante 3D? Errore in fase di stampa?

E ancora, in un mondo futuro in cui ciascuno di noi potrà possedere una stampante 3D, modellare un file 3D con strumenti di grafica semplificati e scaricare file 3D da piattaforme online o P2P come Thingiverse e Shapeways, esisterà ancora la dicotomia produttore/consumatore? O i ruoli saranno mescolati e confusi? Questi quesiti risultano particolarmente pressanti se si pensa che questo mondo futuro, in parte, esiste già adesso.

Lato proprietà intellettuale, i brevetti e i disegni industriali sono le forme di privativa più esposte alla violazione con la diffusione della Stampa 3D. Si stanno diffondendo i timori e la diffidenza dell’epoca della condivisione di musica e film, resi emblematici dai casi Napster, Kazaa ed Emule. Consci di queste esperienze, è possibile che saranno applicate sanzioni ai soggetti intermediari (ossia coloro i quali facilitano lo scambio di file di modellazione 3D in violazione della proprietà intellettuale dei titolari) e tasse sugli strumenti che permettono di stampare in 3d (come oggi avviene per hard disk, CD e DVD).

In tale contesto, lo strumento del segreto industriale, se coadiuvato da sistemi di autotutela trustless, potrebbe essere sostitutivo delle protezioni conferite dai brevetti e dal disegno industriale.

Cambio di paradigma: conclusioni

La Stampa 3D porta effettivamente con sé un cambio di paradigma, ma molto più profondo di quanto non possa emergere dal breve resoconto qui sopra.

Non una rivoluzione dei soli modi di creare, di produrre, di vendere e di condividere i beni. Non un impatto meramente produttivo e imprenditoriale. Si tratta di rivoluzione economico-sociale e tecnico-scientifica.

Basti pensare ai progetti della NASA di stampare in 3D cibo per gli astronauti e componenti di ricambio direttamente sulle stazioni spaziali al fine di favorire i viaggi nello spazio verso mete più lontane.

O, senza dover andare nel cosmo, provate a guardare l’intervento del Dottor Anthony Atala al TED Long Beach California del marzo 2011 che, racconta di come ha prodotto con una stampante 3D, insieme alla sua equipe medica, il prototipo di un fegato umano per un trapianto. Circostanza fortunatamente diventata realtà nel 2016 per una bimba di 3 anni.

Un vero cambio di paradigma.

Sull’Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.

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