Droni: innovazione, mercato e privacy

Droni: innovazione, mercato e privacy

Prima parte

L’evento #LegalHack: Drones del 12 dicembre, organizzato da Torino Legal Hackers in collaborazione con Talent Garden Torino, ha permesso a startupper e giuristi di approfondire la correlazione tra sviluppi di mercato e evoluzione normativa con riferimento ai droni.

I droni sono silenziosi, agili e non espongono i piloti a rischi: rendono quindi possibili operazioni irrealizzabili anche con gli elicotteri che, per via di dimensioni, peso, spostamenti d’aria e costi, non possono avvicinarsi a taluni obbiettivi o muoversi in spazi ristretti.

Nel corso dell’incontro del 12 dicembre lo startupper Simone Russo, fondatore di Immodrone, ha fornito importanti dati inerenti le applicazioni dei droni e i numeri del mercato di riferimento in un dialogo costruttivo con Riadi Piacentini, esperto di privacy, e con lo scrivente in tema di regolamentazione attuale e possibili modifiche future.

La Commissione Europea crede alle potenzialità economiche dei droni e quindi ha deciso di avocare a sé la responsabilità normativa al fine di creare un mercato comune europeo dei droni.

I numeri del mercato di riferimento

I droni rappresentano un’opportunità economica fondamentale in numerosi settori e con alti tassi di crescita:

  • il mercato italiano vale oggi già € 350.000.000,00 con un tasso di crescita del 16%;
  • secondi i dati della Commissione Europea, il mercato dei droni varrà circa € 15 miliardi nei prossimi anni in Europa con la generazione di circa 150.000 posti di lavoro;
  • le previsioni globali parlano di un mercato mondiale pari a € 86 miliardi nel prossimo decennio con tassi di crescita del 150%.

E i trend attuali ne sono la dimostrazione: gli USA contano circa 350.000 piloti (dati febbraio 2016) e in UE ce ne sono circa 20.000, di cui 1.000 in Italia.

Da un punto di vista di produzione, il mercato è nettamente condotto dalla cinese DJI che, con un fatturato di USD 1 miliardo, detiene circa il 70% del mercato, seguita da Parrot (Francia).

I settori di applicazione

Le applicazioni civili dei droni coprono innumerevoli campi e svariate finalità, passando dal settore agricolo a quello umanitario, dalla raccolta dati alla logistica:

  • mappature geografiche e urbanistiche: nuvole di punti per la modellazione 3D (come la mappatura del Cervino) o per la progettazione di immobili;
  • ispezioni civili e industriali: tetti di edifici, tralicci e piattaforme petrolifere;
  • termografia per certificazioni energetiche;
  • fotogrammetria per terreni ed edifici;
  • agricoltura di precisione: applicazione di diserbanti e insetticidi; studio delle colture per migliorare efficienza e fertilità; in Italia oggi si sta diffondendo nella viticoltura di precisione per il rapporto costi/benefici;
  • interventi di aiuto in zone colpite da calamità naturali non raggiungibili da altri mezzi;
  • prevenzione, sicurezza e controllo;
  • logistica: consegna di prodotti dove Amazon è in prima linea;
  • nautica: riprese di yacht (costi più bassi rispetto all’elicottero) o di barche a vela (riprese ravvicinate impraticabili da un elicottero per lo spostamento d’aria);
  • matrimoni: riprese video;
  • cinematografia.

Questo elenco, non esaustivo, evidenzia i determinanti impatti che i droni hanno e avranno nei più svariati settori economici e sociali.

Sicurezza

I droni sollevano preoccupazioni dal punto di vista della sicurezza per cui sono state previste  svariate precauzioni regolamentari e tecniche. Per esempio:

  • i droni non possono volare ad altezza superiore ai 150 m.;
  • è vietato il volo dei droni nel raggio di 5 km attorno agli aeroporti per non creare difficoltà al traffico aereo;
  • il sorvolo di zone rilevanti (i.e. Piazza San Pietro a Roma o Piazza Duomo a Milano) è vietato per motivi di terrorismo;
  • i droni sono spesso equipaggiati con un terminatore di volo azionato da remoto, con un paracadute per evitare danni, con sistemi di controllo ridondanti;
  • i piloti devono essere muniti di apposita assicurazione.

Privacy e Droni

Il secondo aspetto sensibile da un punto di vista sociale è la privacy, tema ancora legato alle specifiche normative locali.

Per esempio, una sentenza svedese ha equiparato l’uso di una videocamera equipaggiata a un drone alla videosorveglianza, attività lecita solo dietro specifica autorizzazione.

In Italia, l’art. 34 del Regolamento ENAC, dedicato alla privacy, si limita a citare l’argomento prevedendo, da un lato, l’obbligo di far presente all’ENAC se l’operazione possa comportare il trattamento di dati personali e, dall’altro, l’applicazione integrale del Codice Privacy (in particolare dell’art. 3).

Quindi, in Italia non esiste una disciplina privacy dedicata ai droni ed è necessario ragionare sui principi generali partendo proprio dall’art. 3 del Codice Privacy. Tale articolo esprime il principio di necessità del trattamento dei dati secondo cui i prodotti (software e hardware) devono essere configurati in modo da favorire l’uso di dati anonimi o aggregati cosicché l’interessato sia identificabile solo se necessario.

A oggi, dunque, non esistono regole specifiche e, se consideriamo che il Codice Privacy italiano risale al 2003, è facile rendersi conto di come le regole generali in tema privacy siano inadeguate alla nuova realtà informatica e tecnologica.

A livello europeo, l’intervento più recente sul tema privacy è la Opinion 1/2015 on Privacy and Data Protection Issues relating to the utilisation of Drones adottata dallo Article 29 Data Protection Working Party (gruppo di lavoro formato dalle autorità garanti locali) in data 16 giugno 2015. In questo documento, il Working Party:

  • rileva i numerosi rischi privacy associati all’uso dei droni quali assenza di trasparenza sul trattamento, sul tipo di dati raccolti e sulle finalità;
  • ricorda l’applicabilità dei principi di proporzionalità e trasparenza nella raccolta e trattamento dei dati;
  • raccomanda a policymakers e costruttori di seguire i principi di privacy by design e privacy by default.

E il nuovo regolamento europeo in materia di privacy, che diventerà applicabile il 25 maggio 2018, si muove proprio in questo senso e ha un focus specifico sulle nuove tecnologie (ma non disciplina nello specifico l’uso dei droni).

Infatti, diventano concetti chiave i menzionati principi di:

  • privacy by design:  i processi e i prodotti, sin dalla fase di progettazione, devono essere tali da tutelare i dati personali che saranno successivamente trattati;
  • privacy by default: i dati personali devono essere sempre trattati in modo da tutelare l’interessato.

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Vi aspetto il prossimo mese per la seconda parte del resoconto sull’evento #LegalHack: Drones, incentrato sugli aspetti normativi, ormai prossimi a una positiva evoluzione per il settore.
Sull’Autore: Raffaele Battaglini (LLM. presso The University of Edinburgh) è un avvocato esperto di internazionalizzazione e di innovazione delle imprese.

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