Anatocismo: la travagliata vita dell’art. 120 TUB e la nuova delibera CICR

Anatocismo: la travagliata vita dell’art. 120 TUB e la nuova delibera CICR

La questione interpretativa sollevata dalla riforma dell’art. 120 TUB (sintesi)

In un mio precedente post in tema di anatocismo avevo evidenziato i problemi interpretativi sorti in seguito alla modifica dell’art. 120 comma 2 del Testo Unico Bancario (d.lgs. 385 del 1993, di seguito TUB) ad opera della Legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013).

Ricordo che il predetto articolo, nel nuovo testo (in vigore dal 1° gennaio 2014), conteneva, tra l’altro, una delega al CICR per l’individuazione di modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni bancarie, a condizione che vi fosse “la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori” e che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori”.

Ci si era chiesti quindi se la fine dell’ anatocismo (rectius capitalizzazione) degli interessi passivi coincidesse con l’entrata in vigore dell’articolo stesso oppure se si dovesse attendere la delibera del CICR e i suoi relativi dettagli tecnici. Le due tesi erano molto argomentate e autorevolmente sostenute (ad esempio, Tribunale di Milano la prima e Tribunale di Torino la seconda).

Le banche, dal canto loro, pur avendo, nell’ambito di alcuni contenziosi instaurati soprattutto da Associazioni di consumatori, subìto condanne per il mancato adeguamento al nuovo testo dell’art. 120 TUB, avevano in gran parte mantenuto una posizione attendista, invocando tra l’altro la mancanza di criteri chiari per effettuare, nella pratica concreta, una separazione tra capitale e interessi.

L’unica certezza sembrava quindi essere che, anche per volontà del legislatore, l’ anatocismo era ormai una pratica illegittima e quindi non più praticabile. Logica conseguenza era che, stante il tenore del dettato legislativo, gli interessi sarebbero diventati esigibili a partire dalla chiusura del rapporto.

I fase: dalle modifiche dell’art. 120 TUB (gennaio 2014) alla bozza di delibera CICR (agosto 2015)

Nell’attuare l’art. 120 TUB, la bozza di delibera messa a disposizione per la consultazione nell’agosto 2015 dalla Banca d’Italia imponeva un conteggio separato tra capitale e interessi, con la precisazione che gli interessi, attivi e passivi, divengono esigibili decorso un termine di sessanta giorni dal ricevimento da parte del cliente dell’estratto conto o di altre comunicazioni prescritte dalla legge (termine derogabile se a favore del cliente). La delibera prescriveva altresì che decorsi i sessanta giorni (o il diverso termine concordato), il cliente avrebbe potuto autorizzare l’addebito degli interessi sul conto, con la conseguenza che la somma addebitata sarebbe stata considerata sorte capitale.

La delibera, così come proposta, prevedeva in altre parole che gli interessi, trascorsi sessanta giorni dalla comunicazione della banca, potessero – a scelta del correntista – essere pagati subito o addebitati, diventando così sorte capitale e producendo interessi. Alcuni avevano quindi sostenuto che in questo modo risorgeva la possibilità di anatocismo (far produrre interessi agli interessi in costanza di rapporto), dietro peraltro autorizzazione del cliente.

II fase: la nuova riforma all’art. 120 TUB (aprile 2016)

La legge n. 49 dell’8 aprile 2016, nel convertire il D.L. 18 del 14 febbraio 2016 (contenente misure urgenti per la riforma delle Banche di Credito Cooperativo), introduce l’art. 17bis con il quale viene prevista una modifica sostanziale al predetto comma 2 dell’art. 120 TUB, sempre con riferimento ai criteri a cui avrebbe dovuto attenersi il CICR nell’emanazione della sua delibera (che, nonostante la bozza presentata, non era ancora stata pubblicata nella versione definitiva).

Più in particolare, i criteri cui avrebbe dovuto attenersi la delibera CICR prevedono che:

  • sia assicurata nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori comunque non inferiore a un anno;
  • il conteggio degli interessi avvenga al 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti;
  • gli interessi debitori maturati non possano produrre interessi ulteriori (a parte quelli di mora) e vengano conteggiati solo sul capitale;
  • per le aperture di credito, per gli sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido gli interessi siano conteggiati al 31 dicembre di ogni anno con esigibilità a partire dal 1º marzo dell’anno successivo (o immediata in caso di chiusura del rapporto) e il cliente possa autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili, con la conseguenza che la somma a quel punto diventa sorte capitale (autorizzazione revocabile).

Tale riforma è stata da alcuni enfatizzata e da altri molto contestata in quanto rappresenterebbe una vera e propria rinascita legislativa dell’ anatocismo (capitalizzazione) seppur su base annuale, invece abolita con la riforma del gennaio 2014.

Inoltre, diventando gli interessi esigibili dal 1° marzo di ogni anno, si dà al cliente la possibilità di decidere se pagarli subito oppure farli addebitare sul conto e, conseguentemente, farli diventare capitale produttivo di ulteriori interessi. Questo addebito può avvenire anche per il tramite di un’autorizzazione complessiva iniziale (con la conseguenza che un addebito automatico degli interessi riduce la responsabilizzazione e consapevolezza del cliente in merito all’ammontare – e all’aumentare… – del suo debito.

III fase: la delibera CICR del 3 agosto 2016

Il 3 agosto 2016 è stata definitivamente pubblicata la delibera CICR mediante decreto d’urgenza n. 343 da parte del Ministro dell’Economia e delle Finanze in funzione di Presidente del CICR.

Essa ricalca le istruzioni contenute nell’art. 120 TUB quanto ai rapporti di conto corrente (art. 3) e, per le aperture di credito (art. 4) chiarisce che gli interessi debitori maturati sono contabilizzati separatamente rispetto alla sorte capitale e che divengono esigibili il 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati. Inoltre, al cliente deve comunque essere assicurato un periodo di trenta giorni dal ricevimento delle comunicazioni previste dal TUB prima che gli interessi divengano esigibili. È possibile la previsione contrattuale di termini diversi se favorevoli al cliente e il cliente può autorizzare anche in via preventiva “l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili”, con la conseguenza che gli interessi così addebitati divengono sorte capitale (e producono interessi). Il contratto può anche prevedere che, dal momento in cui gli interessi diventano esigibili, i fondi accreditati destinati ad affluire sul conto del cliente siano impiegati per estinguere il debito da interessi.

La delibera deve trovare applicazione agli interessi maturati a partire dal 1° ottobre 2016 al più tardi e stabilisce un obbligo di adeguamento per i contratti in corso (con la precisazione che tale adeguamento rappresenta un giustificato motivo di modifica unilaterale del contratto ai sensi dell’art. 118 TUB in relazione alla quale il cliente può sempre recedere).

Conclusioni

Sembra potersi affermare che l’ anatocismo come capitalizzazione trimestrale sia ormai da considerarsi prassi illegittima e non consentita, laddove quella annuale ha trovato invece il suo fondamento legislativo, purché autorizzata dal cliente (che in alternativa dovrà pagare subito gli interessi maturati).

È più che verosimile che le banche predisporranno autorizzazioni standard, preventive e complessive, con il che resta il dubbio sull’effettiva consapevolezza e coscienza con le quali esse verranno rilasciate.

Rimangono peraltro aperti i dubbi sulle soluzioni contabili da adottare nel periodo tra il 1° gennaio 2014 e il 30 settembre 2016: il dibattito dottrinario e giurisprudenziale (nonché le critiche alla capitalizzazione degli interessi), verosimilmente, non è ancora concluso.

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